"In principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio"

(Giovanni 1,1)

Celebre passo, commentato dal Faust di Goethe, questo incipit del quarto Vangelo non pone particolari difficoltà a livello di critica testuale e di interpretazione. Solo in passato si sono adottate alcune letture di stampo ellenistico, ipotizzando quindi un ricorso al Lógos della tradizione filosofica greca.

L’originale suona, infatti, così: En archê ên ho Lógos, kai ho Lógos ên pros ton Theón, kai Theòs ên ho Lógos. In realtà il retroterra a cui Giovanni attingeva è di matrice biblica. La categoria “parola” era, infatti, capitale nella teologia anticotestamentaria, come si evince dal fatto che l’evangelista rimanda all’“in principio”, la formula iniziale della Genesi: «In principio (bere’shît) Dio creò il cielo e la terra» (1,1).

Là appunto si dichiara che la creazione avviene attraverso un atto divino che è parola: «Dio disse: Sia la luce! E la luce fu» (1,3). Siamo, quindi, su una matrice squisitamente biblica e, come suggerisce Goethe, la “parola” nel linguaggio biblico non è solo Wort, una parola detta, ma è anche Kraft, “potenza” creatrice e salvatrice, è Sinn, “significato”, interpretazione del senso ultimo della realtà, ed è Tat, “atto” pieno e perfetto.

C’è stato, quindi, il tentativo di tradurre in altre forme quel Lógos-parola divina che è nel cristianesimo una persona, Cristo. Giovanni, infatti, allude sia alla Sapienza divina, presentata nelle Scritture ebraiche, sia al dialogo costante, presente nella Bibbia, tra Dio e l’umanità. Il problema interpretativo teologico riguardava, per alcuni studiosi del secolo scorso e dell’Ottocento, la terza frase che era intesa così: «E un dio [o un essere divino] era la Parola».

Questo si basava sul fatto che in greco Theós, “Dio”, non ha l’articolo. Ma si dimenticavano almeno due elementi. La frase in greco ha come soggetto il Verbo, ho Lógos con l’articolo, mentre “Dio” (Théos) è il predicato, e quindi è senza articolo.

Inoltre nel Nuovo Testamento ho Theós con l’articolo è denominato solo il Padre. Concludendo, abbiamo in questa frase una netta definizione della divinità di Cristo, per altro attestata da tutto il quarto Vangelo: «Il Verbo era Dio (Theós senza articolo)» nel senso pieno del termine. Per altro, già nella seconda frase si precisava che il Verbo era pros ton Theón, “presso Dio” (cioè presso il Padre, ho Theós, con l’articolo) oppure – secondo un’altra versione della preposizione pros – “era rivolto verso Dio” Padre.

Abbiamo voluto questa volta approfondire filologicamente il testo evangelico perché esso è un’alta celebrazione del Verbo Incarnato e un rimando indiretto trinitario.