"Quando
fu risuscitato
dai morti,
i discepoli
si ricordarono
di quello che
aveva detto
e credettero
alla Scrittura
e alla parola
detta da Gesù."
(Giovanni 2,22
)

Siamo all’interno della scena eccitata e veemente della cacciata dei mercanti dal tempio. Per comprendere quel gesto di stampo profetico i discepoli “si ricordano” di una frase del Salmo 68,10 che ben s’adatta all’atto compiuto da Gesù: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà» (Giovanni 2,17). Poi Cristo, come abbiamo avuto occasione di mostrare nella precedente puntata della nostra rubrica, dichiara di essere in grado di distruggere e riedificare in tre giorni il tempio di Sion.
La sua, però, come annota l’evangelista, era solo un’affermazione simbolica: si riferiva al tempio del suo corpo che sarebbe stato demolito nella morte, ma di nuovo eretto nella risurrezione. Ebbene, a questo punto Giovanni aggiunge la frase che ora proponiamo. Essa descrive come i discepoli riuscirono a collegare quelle parole di Gesù sul tempio alla sua risurrezione e, quindi, a svelarne a loro stessi il significato simbolico profondo. Ora, questa comprensione piena viene espressa ancora attraverso il verbo “ricordare”, come nel caso sopra indicato della citazione del Salmo 68,10.

Il “ricordo” nella Bibbia ha una carica ben più forte della nostra semplice memoria di un evento del passato. È in realtà un farlo rivivere e comprenderlo nella sua pienezza, tant’è vero che la celebrazione della Pasqua è chiamata da Israele il “memoriale” per eccellenza: Dio è entrato nel passato della storia del popolo offrendogli il dono della liberazione dall’oppressione faraonica; questo ingresso è un atto divino e, perciò, è eterno e si ramifica nel tempo. Si ripresenta, quindi, nell’oggi della celebrazione pasquale, ma si proietta anche verso le liberazioni future. A questo punto riusciamo a comprendere come il “ricordare” le parole passate di Gesù, illuminandole alla luce della sua gloria pasquale, significhi lo svelamento del loro significato più autentico e profondo. Si genera, così, la fede che fa leggere quella parola o quel gesto di Cristo alla luce del disegno di salvezza di Dio delineato nella Sacra Scrittura. Anzi, lo stesso Antico Testamento riesce a mostrare il suo valore profetico e messianico, attraverso l’illuminazione che proviene dalla risurrezione e glorificazione di Cristo.

Questo aspetto del “ricordo” evangelico appare nel testo giovanneo come un’opera compiuta dallo Spirito Santo che il Risorto invia ai suoi discepoli: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (14,26). I due verbi “insegnare” e “ricordare” s’intrecciano tra loro e mostrano che quel “ricordo” è in realtà un messaggio che penetra in profondità nei cuori dei credenti, un po’ come era accaduto a Pietro pentito che «si era ricordato della parola che il Signore gli aveva detto» riguardo al suo tradimento (Luca 22,61) e si era convertito.