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GNG5320783 Phuc Son catholic monastery, Jesus : Let the children come to me, Statue, Ba Ria, Vietnam (photo); Godong.
Si è soliti parlare di “infosfera”: il nostro globo, infatti, è avvolto da una rete di fili invisibili lungo i quali scorre una massa sterminata di comunicazioni. Eppure mai come in questo tempo si è soli e il colloquio è – soprattutto nelle giovani generazioni (ma non solo) – un interfacciarsi con lo schermo freddo di un computer o di un cellulare. Si sta perdendo il gusto di guardarci negli occhi, di dialogare e di comunicare nel senso originario di questa parola di origine latina che ha alla base il vocabolo munus, “dono”, scambiarci idee, emozioni, pensieri in modo caloroso, sincero, diretto.
Da tanti anni – più di tutti i collaboratori del nostro settimanale – mi affaccio su questa pagina, ogni volta cambiando un tema. Ora, su suggerimento della direzione, inizio coi lettori un viaggio ideale per le strade e i villaggi della Terrasanta, su pietre oggi più di allora striate di sangue, per “registrare” alcune battute dal vivo. Vogliamo, infatti, raccogliere vari dialoghi che Gesù intesseva con uomini e donne in modo personale.
Scarteremo, perciò, i discorsi rivolti alla folla, così come ridurremo al minimo i confronti serrati che spesso Cristo stabiliva coi gruppi politico-religiosi di allora, farisei, sadducei, erodiani, dottori della legge. Di scena saranno, quindi, i molti incontri che il rabbì di Nazaret ha avuto con tante persone singole in quei pochi anni della sua missione di predicatore ambulante lungo vie polverose, in paesini modesti o nella città di Gerusalemme. Abbiamo usato il termine “incontro” per designare colloqui il più delle volte brevi.
È una parola suggestiva perché intreccia la preposizione “in” dell’abbraccio e dell’ascolto reciproco con l’avverbio negativo contro che indica una distanza. Sì, perché talora il parlarsi non è solo una condivisione, ma rivela anche un’identità di vita e un pensiero differente. Certo, se si adotta solo questo aspetto, allora si ha lo “scontro”. Uno statista inglese dell’Ottocento, Benjamin Disraeli, era lapidario in questo senso: «Il mio concetto di persona piacevole è solo quello di una persona che è d’accordo con me».
Gesù, come vedremo dalle relazioni offerte dai Vangeli, sveglia soprattutto l’in, l’ascolto, la sintonia, la simpatia anche perché i suoi interlocutori sono spesso individui aperti a lui, segnati dal dolore, dalla prova, dal male. Tuttavia Cristo non ignora anche la diversità e talvolta scuote l’altro, andando “contro” la sua chiusura o la sua ipocrisia o l’incomprensione. Spesso i suoi saranno interrogativi che artigliano la coscienza.
Un esegeta, Ludwig Monti, in un bel libro, Le domande di Gesù (San Paolo 2019), ne ha contate ben 217 rivolte a chi egli incontrava e ne ha segnate 141 rivolte a lui dai suoi interlocutori. Per questo il nostro viaggio sarà non di rado segnato da sorprese, sia per le persone incontrate sia per le parole incisive e decisive di Cristo.




