Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Questa domanda di un qualificato interlocutore di Gesù, un dottore della Legge, presente nel Vangelo di Luca (10,25-37), risuona in modo significativo nella solennità di Tutti i Santi. A rispondere al quesito è lo stesso dottore sollecitato da Gesù che intreccia due comandamenti capitali della Bibbia, scanditi dallo stesso verbo: «Amerai il Signore Dio tuo… Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Deuteronomio 6,5; Levitico 19,18).
La via dell’amore è «la via angusta e la porta stretta» – come aveva detto Gesù nel Discorso della montagna (Matteo 7,14) – per entrare nella vita eterna. È una strada impegnativa e talora persino ardua e rischiosa, come suggerisce la celebre parabola del Buon Samaritano che, subito dopo, Cristo propone al suo interlocutore. Noi estrarremo, però, da quel dialogo le due domande che fanno da cornice: una avanzata all’inizio dallo stesso dottore della Legge, l’altra pronunciata da Gesù a suggello della parabola. Lo scriba, dopo la corretta risposta biblica sopra citata, continua: «Chi è mai il mio prossimo?».
Si tratta di un quesito oggettivo che il giudaismo risolveva su una base di una serie di cerchi concentrici di rapporti comprendenti i familiari, il clan, gli amici, il popolo ebraico. È un discorso teorico che esclude sostanzialmente il diverso, anche se non mancano pagine dell’Antico Testamento di grande apertura (si legga, ad esempio, il libro di Giona). Gesù alla fine rilancia l’interrogativo al dottore ma con una variazione decisiva dimostrata nel concreto dal Samaritano, uno straniero che era stato un modello di carità operosa: «Chi ha agito come prossimo?». Il ribaltamento è evidente: invece di discutere e vagliare “oggettivamente” la definizione del prossimo («chi è?»), secondo canoni legali come fanno il sacerdote e il levita della parabola, Cristo invita a comportarsi “soggettivamente” da prossimo in modo attivo e generoso nei confronti dell’altro in difficoltà («chi ha agito?»).
Il colloquio che questa volta abbiamo selezionato è più esteso dei molti altri che in questa rubrica da mesi stiamo offrendo, anche perché Gesù vi incastona una parabola. La via dell’amore che opera e non proclama è l’unica per «ereditare la vita eterna».
A conclusione vorremmo citare – sintetizzata – una trascrizione attualizzata della parabola elaborata da un esegeta, lasciandola sospesa ma con un esito evidente: «Immagina tu, bianco razzista che non perdi occasione per manifestare il tuo disprezzo verso stranieri e persone di colore, di essere coinvolto in un incidente stradale in un viale di periferia e di star lì a morire dissanguato, mentre qualche rara auto con un bianco alla guida passa oltre senza fermarsi. Immagina che a un certo punto si trovi a passare un medico di colore e si fermi a soccorrerti…».



