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Chiara Tramontano
Ergastolo con premeditazione. La corte d'appello bis ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, la giovane uccisa per mano del compagno Alessandro Impagnatiello, mentre era al settimo mese di gravidanza del piccolo Thiago. Abbiamo raggiunto la sorella Chiara, all’indomani della sentenza.
Che effetto ti ha fatto la sentenza di lunedì?
«Liberatoria, direi. Nel senso, è come se avessi scritto così a lungo senza potermi mai fermare… Questa sentenza è come se mi consentisse di mettere un punto e andare a capo in questa storia. Mi consente un po' di ripartire, non più da Giulia con un nuovo processo da affrontare, ma questa volta da me. Accettare cosa è successo e convivere con questo. Certo lui può ancora appellare la sentenza, ma sento che questa nuova sentenza giace su un terreno molto più solido».


È stato tutt’altro risveglio quello di martedì.
«C'è proprio un inizio diverso, mi sono svegliata, sono andata al lavoro, non mi sono letta neanche un articolo di giornale. Sono in Olanda, qui nessuno mi ha chiesto niente perché nessuno capisce l'italiano, soprattutto nessuno è su Instagram. Letteralmente ricomincio da me, nel senso che ricomincio dalla parte di Chiara che vive anche fuori dalla sola lotta che ha vissuto negli ultimi tre anni, la lotta perché fosse fatta giustizia per Giulia».
Che riflessioni ti ha fatto fare questa esperienza?
«Che nella vita devi avere tanta fortuna. Io nella vita mi sento tanto sfortunata. Fortunata, fino ai miei 26 anni. Le persone non riescono ad apprezzare quello che hanno fin tanto che non gli capita una tragedia. Ecco io ho vissuto un’ingiustizia: non solo per la violenza umana che abbiamo subito e ha subito mia sorella, ma anche per aver combattuto tre anni in un processo, essere stata seduta accanto a un assassino, l’ingiustizia di vedere riconosciuti più diritti a lui che agli altri. Dal 27 maggio 2023 siamo stati sottomessi a una sequela di ingiustizie, motivo per cui ho sempre pensato che le persone non sanno quanto sono fortunate nella loro vita finché non cade su di loro una tragedia come questa. Giulia è stata la persona più sfortunata, ma non solo per il fatto di essere morta. Lei ha avuto una famiglia accanto, si é trasferita all’estero per studiare, ha fatto un'università privata. Tutto per potersi costruire un futuro. Però devi essere anche fortunata caratterialmente. Nel senso, se sei una persona che tende a dare più chance, se sei una persona che tende a mettere gli altri al primo posto, se sei una persona sensibile questa vita ti mangia... Non c'è proprio fine alla cattiveria umana. Uno pensa che non siamo animali, ma in realtà lo siamo eccome».


Cosa ti ha insegnato?
«Che tutto quello che fai per i tuoi figli, per i tuoi fratelli, alla fine il tuo sforzo non è mai abbastanza, devi essere veramente fortuna in quello che fai perché tutto il tuo lavoro non sia rovinato dal primo essere immondo che ti capita. È una vita fatta di compromessi, devi saperlo riconoscere, perché appena lo riconosci, sei in grado di rifiorire».
Tu non avevi intuito che potesse essere una persona così malvagia?
«Ma no, lui era anche un rappresentante di classe, nessuno avrebbe dato la rappresentanza di una classe elementare a una persona che è risultata un assassino. Io non ho mai avuto grandi rapporti con lui, ma lui con mia madre parlava, a volte avevano anche affrontato le difficoltà dei rapporti con Giulia. È uno che ha costruito una menzogna bella e buona attorno a sé, per cui nessuno avrebbe potuto immaginare. A me è sempre sembrato uno stupido, ma mai avrei immaginato che si rivelasse un assassino. È molto difficile, se non sei parte di quella relazione, individuare un elemento tossico che non lasci il segno. Bisognerebbe che la persona che è in quella relazione, cioè che mia sorella mi avesse detto per filo e per segno quello che stava accadendo, ma chi è che fa questo? Ci sono i rapporti familiari, sono rapporti in cui alle volte noi proteggiamo anche i nostri stessi familiari da paure o preoccupazioni, in cui non si dice tutta la verità. Per cui io non avevo il quadro completo».
Nella tua vita personale come ha inciso questa esperienza anche nella fiducia verso gli uomini e verso la relazione con l'altro?
«Io ho una fiducia immensa nel mio compagno, ma non ho molta fiducia negli strani. Non sono più la 26enne spensierata che, quando arrivava a Genova, tornava con lo scooter la sera e alle due di notte scendeva in garage. Oggigiorno non andrei mai a parcheggiare la mia auto da sola. Penserei sempre che un uomo si stia intrufolando in garage e penserei “oddio cosa succede”. Io sono una donna che, ad oggi, condivide la posizione in tempo reale con i suoi familiari, con il suo compagno, perché se mi capita di tornare in bici da sola voglio che le persone possano rintracciarmi. Non mi sento io una persona fragile, ma sento che dall'altra parte l'uomo mi potrebbe considerare come facilmente attaccabile e dal momento che non ho altri mezzi per difendermi se non condividendo la mia posizione lo faccio, così che almeno possa essere ritrovata. Tanto tempo fa non l'avrei mai fatto, ma questo non mi dà meno fiducia diciamo nel mio compagno. Non mi ha dato una difficoltà nel ritrovare l'amore. Io ho anche terminato una relazione, nel frattempo e ho avuto una relazione in Olanda. Non mi ha dato questo genere di preoccupazione perché il mio compagno è stata una persona super comprensiva e ha saputo approcciarmi nel momento difficile della mia vita. Più in generale, però, se cale il buio mi sento una preda».
Era già così prima della morte di Giulia?
«Non mi ricordo se Chiara di prima aveva paura di queste cose. Prima, vivendo in Olanda, la sera uscivo anche con il ghiaccio sulle strade. Mi ricordo che mio padre si arrabbiava e mi diceva “se cadi e batti la testa, chi lo saprà mai dove sei”. Io non lo farei mai adesso, uscire da sola, tornare con il buio pesto e il ghiaccio senza avvisare nessuno, vivere la mia vita come se la morte fosse l'ultima delle mie preoccupazioni. Adesso è la prima delle mie preoccupazioni».
Hai paura di tutto?
«Anche se prendo un aereo penso che possa cadere. Perché era talmente impensabile per me l’idea di poter vivere questa storia, essere una vittima collaterale di una tale tragedia che mi fa pensare che potrei anche essere la vittima di un incidente aereo. Sono stata veramente sfortunata in questa vita».
E la tua famiglia come vive oggi? Come vi fate forza? Come si va avanti?
«Non è che si va proprio avanti, ci si lascia trascinare. È più facile lasciarsi trascinare se sei una nuova generazione come me, perché le cose da fare sono molte di più e le persone intorno a te tendono a trascinarti. I miei genitori sono rimasti quelli di quel giorno, non hanno fatto mai niente di diverso dall’andare al cimitero o andare a trovare i figli che vivono all’estero. Hanno fatto lo sforzo di venire in Olanda, hanno fatto lo sforzo di andare a trovare mio fratello quando viveva al Nord e fanno tanti sforzi per la nipotina, la accompagnano al nido, la prendono al nido, trascorrono i pomeriggi con lei perché Giulia, si chiama come mia sorella e sua zia, è anche uno strumento di distrazione, oltre ovviamente a ricordare tante cose della loro vita. Io non lo so se c’è una forza che ti fa andare avanti. Un giorno ti svegli e mentre la ragazza di prima non c'è più, sono rimasti i doveri quotidiani. È rimasto il dovere di andare a lavorare, è rimasto il dovere di andare a fare la spesa, è rimasto il dovere di fare una chiamata, il dovere di andare a cimitero che è anche un piacere. I miei genitori quando hanno tempo libero lo trascorrono al cimitero da mia sorella».
Poi c'è tutto il supporto di tutto il resto della famiglia.
«Fratelli e sorelle da ambo i lati di mamma e papà che mettono in pausa la propria vita per diventare il pilastro e vanno a riempire quei vuoti, per esempio, nel weekend quando Giulia viene a mancare di più. Quando non c'è molto da fare, si è da soli a casa e qualcuno ti viene a trovare».
C’è un filo invisibile tra questi piccolini, Thiago e Giulia, che non si sono mai conosciuti.
«Quando è nata Giulia piccola, nella sala dove mia cognata riposava la sua compagna di camera ha avuto anche lei un figlio che ha chiamato Thiago e sono nati nello stesso giorno. Una cosa incredibile. Tra l’altro Giulia piccola è nata il giorno degli Angeli, il 2 ottobre che è anche la festa dei nonni».
Un regalo per i tuoi genitori.
«Una consolazione, anche se non ovviamente non si possono cancellare le cose».
Chi era Giulia?
«Era una persona sensibile e determinata. Era una che le cose storte non le voleva vedere, doveva sempre dire la sua opinione. Se lei fosse stata al mio posto, immaginando di essere io la donna ammazzata, si sarebbe comportata così. Avrebbe lottato, si sarebbe battuta contro le ingiustizie. L'avrebbe fatto ovviamente con il rispetto che ci è stato insegnato in famiglia, per cui cercando di non essere offensiva. Era molto diversa da me caratterialmente, era molto più disposta a mettere in primo piano le esigenze degli altri rispetto alle sue, in amicizia e in amore. Sapeva bene cosa fosse giusto, soprattutto quando si trattava degli altri più che per sé».
Può essere che ci sia stato qualcosa che non ha colto nel rapporto con Impagnatiello?
«Diciamo che avrebbe dato una seconda possibilità e anche una terza».


Il fatto di sapere che sarà in carcere a vita, che effetto ti fa?
«Giusto. Non toglie e non mette niente. Ovviamente saperlo fuori mi farebbe esplodere come una bomba a orologeria. Saperlo dentro mi tiene calma. Eccetto nei momenti in cui ci troviamo in tribunale, si tratta puramente di decidere ciò che è giusto, non penso mai a lui. Io gli auguro che in questi anni che starà in galera, insieme anche alla sua famiglia, rifletteranno su quello che hanno lasciato in questa società. Mi auguro che si renda conto di quanto inutile sia stata la sua esistenza e che ha creato solo distruzione. E se c'è qualcuno che nel suo albero genealogico può imparare da questo, che iniziasse a farlo da oggi e cercasse di rimediare nella vita».
Con la fine del processo non sarai più costretta a vederlo.
«Abbiamo visto l'ingresso di Messina Denaro in tribunale, entra a testa bassa. Invece noi abbiamo assistito allo spettacolo pietoso di questo personaggio della più macabra serie televisiva di criminali entrare tutto lucidato, capello fatto, orecchini, manco stesse entrando in un club. Quindi zero conoscenza di quello che sia il rispetto delle stesse istituzioni. A un certo punto ha anche riso. Io gli auguro di sorridere tutta la vita in carcere. Se si potesse aggiungere come aggravante che non si è mai pentito io lo farei perché questi soggetti non hanno idea di cosa significa pentirsi. Questa è proprio un’aggravante sociale, non riconoscere la gravità delle proprie azioni. Tra l’altro loro hanno chiesto la seduta a porte aperte perché era necessario fare quest’ultimo show. E, infatti, lui si è mostrato molto preparato. Senza pentimento».







