L e sette opere di misericordia corporale si concludono con l’impegno di «seppellire i morti». Nel giorno di Pasqua desideriamo proporre un ulteriore incontro tra la misericordia e la famiglia, attraverso la figura di una parente di Gesù. Si legge, infatti, nel Vangelo di Matteo (28,1): «Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba».
Due donne avanzano, quindi, in quel mattino primaverile verso l’area cemeteriale di Gerusalemme puntando verso il monumento funebre di Giuseppe d’Arimatea ove era stato deposto il cadavere di Gesù. Fissiamo l’attenzione su colei che Matteo chiama in modo quasi enigmatico “l’altra Maria”. Le diverse serie di donne che gli evangelisti introducono come testimoni della sepoltura e della risurrezione di Gesù non coincidono tra loro e hanno, perciò, dato il via a complesse discussioni e ricostruzioni degli studiosi. A noi basta segnalare che “l’altra Maria” fa capolino, sempre con Maria di Magdala e sempre secondo Matteo (27,61), anche quando si rotola la pietra davanti alla tomba di Gesù.
Ebbene, se stiamo agli altri evangelisti, forse potremmo identificare quel volto. Infatti, Marco davanti alla croce di Cristo e durante la sepoltura fa avanzare una «Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses» (15,40-41 e 15,47). Lo stesso Matteo la chiama così quando essa è ai piedi della croce, con una lieve variazione: «Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe» (27,56). Anche Luca nell’alba pasquale introduce una «Maria di Giacomo» (24,10).
Ora, durante una visita di Gesù nel villaggio della sua infanzia e giovinezza, Nazaret, i suoi concittadini avevano ironizzato sulla sua parentela: «Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?» (Marco 6,3). Tra i “fratelli” – e sappiamo che il termine nel mondo semitico è generico a livello parentale – sono elencati proprio Giacomo e Ioses, la cui madre portava lo stesso nome della madre di Gesù. Sono, dunque, tre le Marie presenti, secondo i Vangeli, negli eventi finali della vita terrena di Cristo: Maria, la madre di Gesù, Maria di Magdala e “l’altra Maria”, ossia Maria di Giacomo e di Ioses, che era, dunque, una sorta di zia di Gesù, comunque una sua parente. Giovanni (19,25) introdurrà una quarta Maria, “Maria di Cleofa”: molti ritengono che sia la stessa donna, della quale l’evangelista ricorderebbe il nome del marito.
Abbiamo, così, un ritratto anagrafico abbastanza compiuto di quest’“altra Maria” che a sorpresa, con le altre donne, diventa la prima testimone della risurrezione. Difficilmente si sarebbe “inventata” una simile presenza femminile in quell’evento capitale della storia cristiana: allora le donne non erano abilitate a testimoniare in sede giuridica e quindi la loro dev’essere stata una presenza storica reale, segnata dai fatti stessi e conservata nella memoria dei primi cristiani e degli evangelisti. Noi, però, ricordiamo questa Maria per la sua presenza accanto al sepolcro di Gesù, adempiendo così alla settima opera di misericordia corporale.