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"Andate a dire a quella
volpe: «Ecco, io scaccio i demoni
e compio guarigioni oggi e domani.
Il terzo giorno la mia opera
è compiuta»".
(Luca 13,32)
volpe: «Ecco, io scaccio i demoni
e compio guarigioni oggi e domani.
Il terzo giorno la mia opera
è compiuta»".
(Luca 13,32)
Parole criptiche queste che Gesù manda a dire a «quella volpe». Chi sia tale personaggio è chiarito prima, allorché a sorpresa sono alcuni farisei a mettere in guardia Gesù: «Erode ti vuole uccidere» (13,31). È difficile ipotizzare se sia una manovra degli stessi farisei per allontanare Cristo dalla Galilea, o se Erode intenda sbarazzarsi di una presenza fastidiosa nel territorio da lui controllato.
Erode Antipa, fiero avversario del Battista fino a giungere alla sua eliminazione, era uno dei figli di Erode il Grande: a lui - e ai suoi due fratelli, Archelao e Filippo – era stato concesso dall’imperatore romano di amministrare dal 4 a.C. al 39 d.C. la Galilea e la Perea. Era, quindi, il “tetrarca”, cioè il capo di una quarta parte del regno del padre, proprio nel tempo della predicazione di Gesù, tant’è vero che durante la passione il governatore romano Ponzio Pilato gli presenterà proprio quel Gesù che egli desiderava conoscere (e forse far tacere per sempre, come aveva fatto con Giovanni Battista).
È ancora Luca a narrarci questo episodio durante il processo romano di Cristo (23,6-16). La qualità del personaggio appare anche nella vicenda del Battista. Il precursore gli contestava il matrimonio con sua cognata, la moglie del fratello Filippo, dopo il ripudio della prima moglie. Gesù lo definisce “volpe”, forse con una duplice allusività simbolica: da un lato, perché furbo e pericoloso; d’altro canto, perché perverso e impuro, dato che col termine ebraico indicante la volpe ci si riferiva anche allo sciacallo, animale sommamente detestato perché si cibava di cadaveri. Ma veniamo al messaggio di Gesù per Erode Antipa.
Egli si riferisce al tempo limitato della sua missione: «oggi e domani» designa un arco cronologico breve. Ad esso subentrerà il «terzo giorno» definitivo quando l’opera di Cristo sarà “compiuta”, cioè non solo finita ma giunta a pienezza. Questa frase si rivela un annuncio della passione, morte e risurrezione di Gesù. Il suo messaggio continua così: «È necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme» (13,33).
Non si dimentichi che questo episodio è da Luca incastonato all’interno della lunga marcia che sta portando Cristo dalla Galilea a Gerusalemme. Le parole di Gesù fanno capire che c’è un progetto superiore divino («è necessario») che lo riguarda e che vanamente gli uomini cercano di deviare: i nemici non possono attentare alla vita di Cristo finché «la sua ora sia giunta», come annota un altro evangelista, Giovanni (7,30; 8,20).




