Gesù era un oratore affascinante e provocatorio al tempo stesso tant’è vero che la stessa folla riconosceva che «egli insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Matteo 7,29). Gesù, soprattutto con le sue parabole non passava mai sopra le teste dei suoi interlocutori con astrazioni teoriche ma li catturava con la quotidianità del loro orizzonte di vita per condurli verso una meta più alta, il regno di Dio, ossia il progetto di giustizia, amore e verità che il Padre vuole attuare nella storia.

L’incontro che ora proponiamo ha al centro una delle frequenti beghe quando si tratta di spartirsi un’eredità. Soprattutto quando essa è rilevante e i contendenti accampano diritti personali, è facile che si sconfini nelle aule giudiziarie. In questo caso si tratta di due fratelli in contesa e uno di essi pensa di ricorrere a Gesù e alla sua autorevolezza per una mediazione: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». La vicenda è narrata solo da Luca, attento ai temi sociali (12,13-21).

La replica di Cristo è sferzante: «O uomo, chi mi ha costituito giudice e mediatore sopra di voi?». Egli rifiuta di essere coinvolto nelle pastoie di una diatriba economica familiare. Ma il suo discorso si allarga e sembra indirizzarsi non solo ai due fratelli ma a un uditorio più vasto. Si spiega, così, il ricorso a una parabola dal messaggio più generale riguardante il legame quasi idolatrico con la ricchezza. In un’occasione successiva Gesù sarà lapidario: «Nessun servitore può servire due padroni… Non potete servire Dio e Mammona» (16,13).

Quest’ultimo vocabolo di origine fenicia è di solito tradotto con “ricchezza”, ma è significativa la sua etimologia perché rimanda allo stesso verbo ebraico del “credere” e che è contenuto anche nel nostro Amen. È, quindi, un vero e proprio idolo a cui si presta adorazione.

Chi non ricorda la terribile novella La roba di Giovanni Verga che ben rappresenta già nel titolo l’attaccamento radicale, totale e assoluto ai beni materiali? Gesù per illustrare il tema – come si diceva – ricorre all’incisività di un esempio parabolico, quello dell’uomo ricco che sogna di allargare sempre più i suoi beni, nello spirito di quel capitalismo aggressivo che ora noi vediamo imperare con fortune immense e scandalose rispetto alla povertà dei molti.

La svolta che scombina tutti i progetti del ricco sfondato è in quella frontiera comune all’intera umanità, la morte. E qui per un commento lasciamo la parola a un sapiente biblico, il Qohelet, che aggiunge un particolare legato appunto all’eredità: «Chi ha lavorato con successo dovrà lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato» (2,21). E il Salmista conclude: «Non temere se un uomo arricchisce… Quando muore con sé non porta nulla» (49,17-18).