Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema». Così Paolo nella finale della Lettera ai Colossesi (4,14) svela la professione precedente del futuro evangelista, definito suo «collaboratore» nel biglietto che l’apostolo indirizzerà poi all’amico Filemone (v. 24). Il calendario assegna il 18 ottobre alla festa di Luca, quest’anno coperta dalla liturgia domenicale. La tradizione gli attribuirà anche la qualità di pittore e molte icone, soprattutto certe “Madonne nere” posteriori di secoli sono state attribuite al suo pennello.
In realtà, i quadri più belli Luca li ha dipinti con la penna: il suo, che è il Vangelo più lungo dei quattro, fatto di 19.404 parole, è il più raffinato dal punto di vista stilistico, dotato di un prologo che ammicca a quelli dei grandi storici greci e ricco di straordinarie parabole di Gesù, ignote agli altri evangelisti. Egli si rivolge soprattutto al mondo greco-romano e a lui dobbiamo anche un’altra opera, gli Atti degli apostoli (18.374 parole), che da Gerusalemme ci conduce fino a Roma, sulla scia del suo maestro, Paolo, rivelando così l’orizzonte universalistico del cristianesimo.
I temi a lui più cari sono l’amore, esplicitato da Cristo in tante parole e azioni, la gioia della salvezza, la preghiera, la povertà e il legame di Gesù con i disprezzati. In quest’ultima prospettiva collochiamo l’incontro che vogliamo presentare, selezionandolo tra i tanti che vedono coinvolto il Maestro. È il solo Luca a rievocarlo e riguarda Zaccheo, un personaggio discutibile, il capo dei pubblicani, cioè degli esattori delle tasse locali e imperiali romane dell’opulenta città di Gerico, situata quasi a 400 metri sotto il livello del mare nella Valle del Giordano (19,1-10).
Tutti ricordano la scenetta curiosa dell’abbandono della sua dignità di funzionario arrampicandosi su un albero di sicomoro, travolto dalla curiosità di vedere questo personaggio discusso e pur affascinante com’era il rabbì di Nazaret. I loro occhi si incrociano e inizia un dialogo che cambierà la vita di questo uomo «ricco», come nota Luca, divenuto tale spesso in modo scorretto e corrotto. Cristo: «Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua!». Egli si precipita verso la sua residenza e subito rivela la conversione con la sua risposta.
«Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco il quadruplo!». Una scelta radicale perché questa restituzione così generosa era contemplata nella Bibbia solo in un caso particolare di furto di animali (Esodo 21,37) e dal diritto romano soltanto in flagranza di reato. Gesù gli replica con una frase bellissima, quasi programmatica e che non esige commento: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anche lui è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Stride, invece, il mormorio meschino della folla perbenista e ipocrita che si accalca all’esterno della residenza di Zaccheo: «È entrato in casa di un peccatore!».



