Nel 2016 papa Francesco ha elevato la memoria di santa Maria Maddalena al grado di festa per esaltarne la missione di prima testimone della risurrezione di Cristo secondo il Vangelo di Giovanni (20,11-18). La celebrazione liturgica del 22 luglio la definisce nel prefazio della Messa «apostola per gli stessi apostoli». Ed è proprio a lei che dedichiamo un ritratto essenziale nella sequenza degli incontri di Gesù con le donne che stiamo descrivendo in questo periodo.

Iniziamo subito con lo smentire la tradizione, anche artistica, che l’ha considerata una prostituta: l’equivoco è nato dal fatto che nel Vangelo di Luca essa è citata poco dopo il racconto dell’incontro di Gesù con un’anonima pubblica peccatrice (7,36-50), in un elenco di discepole di Cristo (8,2). Di lei si dice solo che fu liberata da «sette demoni», un’espressione per indicare la salvezza da una grave forma di male fisico o morale, secondo l’antica concezione del nesso tra sofferenza e colpa.

Originaria della cittadina di Magdala – che si affaccia sulla costa orientale del Lago di Tiberiade e che è stata messa in luce da vari scavi archeologici anche nella parte sprofondata nelle acque – la sua figura domina nell’alba di Pasqua, quando incontra il Risorto nei pressi del suo sepolcro. È un evento, a prima vista, sconcertante perché Maria non solo non riconosce Cristo, ma lo scambia col custode del giardino cimiteriale. Non è l’unico caso: si pensi ai discepoli di Emmaus che camminano dialogando con lui senza riconoscerlo.

È questo un segno evidente della necessità di uno “sguardo” diverso, di una conoscenza trascendente, quella della fede, per comprendere la realtà profonda della Pasqua di Cristo. A questo punto, però, tra il Risorto e Maria di Magdala si intesse un dialogo rivelatore. Lo svelamento avviene progressivamente, preparato da due battute che mostrano ancora lo sguardo umano della donna. Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Maria: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Ma ecco la svolta con l’intensità del nome pronunciato da Cristo: «Maria!». La sua reazione ora è in una sorte di confessione di fede: Rabbunì, appellativo più solenne di rabbì. Poco dopo nel racconto di Giovanni, anche il dubbioso apostolo Tommaso esclamerà: «Mio Signore e mio Dio!» (20,28).

Il dialogo si conclude con una frase decisiva del Risorto: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre. Ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Cristo incarica Maria di essere appunto “apostola” della sua risurrezione agli apostoli e indica che c’è un periodo di conversazioni familiari coi suoi discepoli: durerà 40 giorni, prima che subentri la sua “ascensione” (Atti c.1). Allora egli rientrerà per sempre presso il Padre fino al suo ritorno alla fine dei tempi.