Durante il Conclave del 2013 che vide l’elezione di papa Francesco, l’unico a cui ho partecipato, per me uno degli affreschi mirabili nelle pareti della Cappella Sistina era quello della “consegna delle chiavi a Pietro”, opera del Perugino nel 1481-82. Nella luminosa prospettiva del fondale si apre una piazza maestosa, scandita dall’asse centrale di un edificio ottagonale, ai cui lati sorgono due porte urbane ad archi. Nel primo piano, tra Cristo e Pietro, domina la lunga chiave che sta passando di mano tra il Maestro e il discepolo inginocchiato.
In questo mese che abbiamo dedicato al primo degli apostoli, selezionando alcuni suoi dialoghi con Gesù, quell’episodio – già da noi presentato – svoltosi a Cesarea di Filippo e che cambierà la persona stessa del discepolo (da Simone a Pietro), è in palese contrasto con la scena che ora rappresentiamo. Essa è paradossale perché Gesù è assente, eppure la sua presenza implicita è potente. La sua voce risuona in finale ma solo nella mente di Pietro.
C’è un antefatto che è, invece, un dialogo diretto tra i due e che si svolge tra le mura del Cenacolo. È Pietro con tronfia sicurezza ad esclamare: «Se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai!». E Gesù: «In verità ti dico, questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro con identica supponenza: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò!» (Matteo 26,33-35). Passano poche ore e tutto cambia.
Siamo nel cortile del palazzo del sommo sacerdote ed è notte fonda; Pietro è interpellato per tre volte. Inizia una giovane serva: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Poi è la volta di un’altra serva che ribadisce l’accusa e alla fine sono i presenti tutti che puntano l’indice su di lui: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce». A ognuna di queste tre denunce Pietro reagisce impulsivamente in un crescendo drammatico.
Alla prima donna egli nega davanti a tutti esclamando: «Non capisco ciò che dici». Alla seconda è più esplicito e ipocrita: «Non conosco quell’uomo!». Infine, quasi esasperato e fuori controllo davanti ai presenti, «cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”». Nel silenzio che subentra risuona, implacabile il canto di un gallo. Ed è qui che il dialogo del traditore con gli altri si trasforma in un implicito confronto con la voce di Cristo che risuona nella sua coscienza: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte!» (Matteo 26,69-75).
Siamo partiti dalla gloria delle chiavi del Regno e siamo ora giunti all’oscurità spirituale della notte del tradimento. Ma, nella prossima puntata del nostro libero ritratto di Pietro in colloquio col suo Signore, si aprirà un’altra giornata luminosa come quella di Cesarea di Filippo, questa volta collocata sulle sponde del Lago di Tiberiade.



