Il filosofo Benedetto Croce scriveva: «Ai giovani non c’è altro da dire se non: guadagnatevi la vostra verità... Nel passaggio dalle nostre alle vostre mani, le verità diventano rami secchi, e sta solo a voi la potenza di farli rinverdire». È una rifl‡essione che ha una sua forza indiscutibile, verificabile soprattutto in quegli anni in cui si cercava di far rinascere il nostro Paese dalle macerie della guerra e dall’asfissia della dittatura. Ora, però, questa considerazione sembra appassirsi. Certo, i giovani si guadagnano la loro verità, ma spesso si tratta di un pallido ri‡flesso che ha in sé molti luoghi comuni e non di rado squarci di vuoto.
E noi della generazione precedente trasmettiamo, con la nostra indifferenza, con le nostre prediche moralistiche, con l’assenza dei valori genuini, rami secchi che i giovani rigettano e non possono far rinverdire. Si crea, così, una sorta di deserto comune in cui ci trasciniamo, noi con qualche fioca luce, loro nel grigiore di una nebbia che non promette un futuro e un orizzonte diverso. Eppure, proprio perché «l’uomo supera infinitamente l’uomo», come scriveva un altro grande filosofo, il francese Blaise Pascal, rimane sempre nell’anima dei giovani un seme di inquietudine positiva, una scintilla di vitalità interiore, un fremito di speranza.
È ciò che insinuava papa Francesco nel luglio scorso durante un videomessaggio al raduno ecumenico giovanile Insieme di Washington: «So che c’è qualcosa, nei vostri cuori, che vi rende inquieti, perché un giovane che non è inquieto è un vecchio». È l’inquietudine di sant’Agostino che anela all’incontro con la pienezza divina, per cui un po’ paradossalmente si può dire che finché si è inquieti, si può stare tranquilli. A stimolare e a tener accesa la fiamma di questa sana tensione – che non è scontentezza e insoddisfazione, ma ricerca e attesa – una funzione significativa è svolta dalla Parola di Dio. In questa rubrica, dedicata sia agli adulti perché siano capaci di offrire rami verdi ai giovani, sia a questi ultimi perché li sappiano accogliere e piantare nel terreno del loro tempo, la Sacra Scrittura farà scorrere davanti ai nostri occhi figure e storie di adolescenti e giovani.
Certo, non seguiremo la trama della Bibbia dall’inizio alla fine, ma ci affideremo quasi a lampi testuali, cioè a pagine e a scene scelte liberamente e destinate a far brillare splendori e miserie. Gli splendori per far ritrovare l’impegno e l’ottimismo, le miserie per un esame di coscienza. Vogliamo definire questi due campi proprio con una duplice citazione biblica che è sorgente, da una parte, di un monito severo e, dall’altra, di fiducia operosa. Al negativo risuona, proprio in apertura alla Sacra Scrittura, questo aspro ammonimento divino: «Ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza» (Genesi 8,21). Tuttavia, «anche se il peccato è accovacciato alla tua porta e verso di te è il suo istinto, tu però lo puoi dominare» (4,7).
In positivo, per continuare il dialogo fecondo tra le generazioni prospettato dal filosofo Croce, ecco il dolce e forte appello ottimistico che san Giovanni lascia nella sua Prima Lettera: «Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati perdonati i peccati in virtù del suo nome. Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il Maligno. Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio. Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (2,12-14).