Accanto alla figura di Maria nella gloria del cielo sulla scia di suo Figlio, vogliamo accostare un’altra Maria cara a Gesù che abbiamo avuto già occasione di incontrare nella sua casa nel villaggio di Betania, poco lontano da Gerusalemme. Tutti ricordano la scena del banchetto preparato da sua sorella Marta e le parole di elogio destinate a Maria per il suo ascolto attento della Parola divina. Il quadro che ora proponiamo ricalca l’episodio della donna peccatrice che la scorsa settimana abbiamo rievocato col gesto del profumo (Luca 7,36-50).

Ritorniamo nella casa di Betania coi tre famigliari Lazzaro, Marta e Maria e ricostruiamo l’evento descritto da Giovanni (12,1-8) e datato «sei giorni prima della Pasqua», ossia dell’ultima settimana della vita terrena di Gesù. L’elemento curioso di questo racconto è duplice: da un lato, c’è il gesto muto di Maria nei confronti del Maestro, un incontro che non ha bisogno di parole perché esso si esprime nell’atto simbolico dell’aroma. D’altro lato, c’è un dialogo aspro tra Gesù e Giuda, il traditore.

Anche ora siamo davanti a un banchetto: Marta come sempre è impegnata in cucina, Lazzaro è già assiso a tavola e Maria entra in scena con un gesto simbolico di forte intensità. Prende una piccola anfora contenente una libbra di aroma, un peso romano equivalente a 327,5 grammi (Nicodemo per la salma di Gesù offrirà ben 100 libbre di una miscela di mirra e aloe, secondo Giovanni 19,39). Quello di Maria è un profumo di nardo, un olio aromatizzato prodotto con le radici e le foglie di una valerianacea che cresce sulle pendici dell’Himalaya, importato in Israele dall’India.

Caro al Cantico dei cantici (1,12; 4,13-14), dall’aroma delizioso, era costosissimo, come ricorda il poeta latino Orazio quando promette a Virgilio un’intera botte di vino raffinato in cambio di una minuscola fiala di nardo. Si comprende allora la reazione di Giuda Iscariota, che era stato invitato col Maestro e alcuni discepoli a quella cena, quando vede Maria cospargere con esso i piedi di Gesù. A lui non sfugge il valore economico di quello spreco e lo quantifica in 300 denari d’argento romani, equivalenti al salario di altrettante giornate lavorative. Il suo sguardo ignora che colui che ama non calcola ed è pronto persino a scialare, tant’è vero che, quando due innamorati cominciano a verificare il valore dei doni reciproci, è segno che sono in crisi e stanno per lasciarsi.

Il dialogo è affidato a due battute. Giuda: «Perché non si è venduto questo profumo per 300 denari da dare ai poveri?». Gesù: «Lasciala fare perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi ma non sempre avete me». Cristo intuisce nel gesto di Maria un omaggio d’amore reso in anticipo alla sua salma, come farà appunto il citato Nicodemo. L’evangelista Giovanni fa notare che questa finezza tenera e delicata di una donna non poteva essere capita da uno che era «ladro» ed era attratto solo dal denaro.