I lavori del tempio di Gerusalemme sono terminati. Salomone, successore di Davide, inaugura la costruzione che sarà ricordata come il primo tempio, o tempio di Salomone. Con l’introduzione anche dell’arca dell’alleanza, che contiene i segni della liberazione dalla schiavitù in Egitto e dell’alleanza stipulata al Sinai, il tempio è ora luogo della presenza del Signore nella città di Gerusalemme, in mezzo al suo popolo.
Salomone avrebbe potuto cadere in due tentazioni, ma sceglie la via dell’umiltà e della fedeltà. La prima, quella di attribuire a sé stesso tutto il merito dell’opera, di farsi cioè non solo strumento ma origine della costruzione. Invece ricorda con gratitudine il padre Davide e il patto che Dio ha stipulato con lui. Il tempio è dunque sorto grazie al re Davide e all’impegno, preso da Dio, che sarebbe stato edificato da suo figlio. La seconda tentazione sarebbe stata quella di fissare il tempio come casa esclusiva di Dio, quasi lo si potesse imprigionare in una gabbia, sia pure grande e dorata. La presenza del Signore è un libero impegno, nel tempio dimora il suo nome, la presenza di Dio lì è reale; tuttavia, il Dio che ha camminato con il suo popolo nel deserto abita dove vuole, e prima di tutto là dove sta chi ha più bisogno. Sarà la casa della preghiera, dove si va a chiedere e a offrire gratuitamente, per amore, senza che niente e nessuno possano obbligare Dio a fare o a non fare qualcosa. Nel tempio si chiede ascolto e perdono, e il re chiede al Signore di non farceli mancare.
San Paolo ricorda che ognuno nella comunità dei credenti fa un pezzo, mai tutto. L’esempio è quello di una casa, ma nessuno deve dimenticare che il fondamento è Gesù e, cosa ancora più importante, che grazie a Lui la costruzione non è fatta di pietre e metalli preziosi, bensì di persone che sono tempio dello Spirito Santo. Ogni persona è sacra, è il luogo nel quale Dio dimora, è segno della presenza di Dio nella storia e nella vita quotidiana. Il compito di coloro che sono santificati dalla presenza del Santo, come già profetizzava Ezechiele, è di manifestare la santità di Dio nel mondo in cui vivono.
Ed ecco Gesù al tempio, il secondo, riedificato dopo la distruzione del primo e l’esilio babilonese. Per riportare questa istituzione al suo autentico significato, bisognava riaffermare il suo scopo: casa di preghiera, per tutti, dove si chiede e si offre gratuitamente. Luogo nel quale vivere una relazione libera e liberante con Dio e tra di noi. Nessuna compravendita può garantire di ottenere i doni di Dio. Giacché si tratta di doni e perdoni, che non si possono né comprare, né esigere o estorcere. La vedova poverissima è l’ultimo incontro di Gesù presso il tempio. Dopo questo incontro uscirà e non vi metterà più piede, anzi ne annuncerà la distruzione. Gesù è ammirato della generosità di questa vedova, vede però anche la conferma di un tradimento: se il tempio e il suo tesoro non permettono ai poveri di attingere, ma sottraggono loro anche l’ultimo respiro non possono più essere segni della presenza di Dio.



