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DUCCIO di Buoninsegna (b. ca. 1255, Siena, d. 1319, Siena) Appearence on the Mountain in Galilee 1308-11 Tempera on wood, 36,5 x 47,5 cm Museo dell'Opera del Duomo, Siena The Appearance on the Mountain in Galilee is simpler and barer and descriptive details are deliberately left out: Christ is entrusting the apostles with the task of spreading the faith (the books that two of the disciples are holding are a reminder of preaching) and nothing must distract attention from his words. --- Keywords: -------------- Author: DUCCIO di Buoninsegna Title: Appearence on the Mountain in Galilee Time-line: 1301-1350 School: Italian Form: painting Type: religious
Abitare l’invisibile: la fede nei giorni comuni
Gesù ci ha lasciato una promessa semplice e decisiva: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». E tuttavia questa presenza non si impone con l’evidenza delle cose visibili; dopo l’Ascensione, essa si consegna a una forma più discreta, che non sempre è facile riconoscere. È per questo che, soprattutto nei momenti di fatica o di solitudine, può affiorare nel cuore una domanda sincera: «Signore, dove sei?».
Questa domanda, però, non nasce contro la fede, ma spesso la attraversa e la purifica. Può diventare l’inizio di un cammino più profondo, perché esiste un modo di essere presenti che non riempie subito il vuoto, ma lo abita, accendendo il desiderio e rendendo più attento lo sguardo. In questo senso, la fede non è soltanto adesione a delle verità, ma è anche un modo nuovo di vedere. È uno sguardo che si affina, che impara a cogliere ciò che, a prima vista, rimane nascosto. E i segni della presenza del Signore, seppure discreti, non mancano: sono piccoli, spesso silenziosi, ma reali.
Essi si lasciano intravedere là dove qualcuno ama con sincerità, dove un gesto gratuito rompe la logica dell’interesse, dove una persona si prende cura dell’altra senza cercare riconoscimento. Si manifestano nella fedeltà di tante vite semplici, nella pazienza di chi resiste al male, nella dedizione di chi serve senza apparire. E ancora, in modo particolare, in una comunità che prega, che condivide il pane e la vita, che prova a vivere il Vangelo con sobrietà e verità.
Anche l’amore tra due persone, forse inconsapevolmente, può diventare luogo di una presenza più grande, perché nel dono reciproco si apre uno spazio che li supera. E c’è un luogo ancora più vicino, spesso trascurato: il cuore, quando si raccoglie nel silenzio e si dispone ad ascoltare. Tuttavia, il Vangelo non si limita a invitarci a riconoscere questa presenza; ci affida anche una responsabilità. L’invito di Gesù – «Andate» – è chiaro: portate nel mondo ciò che avete ricevuto, lasciate che la misericordia, il perdono e la speranza prendano forma nelle vostre scelte concrete. Questo compito non richiede gesti straordinari, ma una vita credibile. Le parole sono importanti, ma è la testimonianza a renderle persuasive. Quando parla qualcuno che condivide le nostre stesse fatiche e domande, lì il Vangelo diventa più vicino, comprensibile e incisivo.
Il nostro tempo, segnato da una forte ricerca di senso, sembra spesso offrire risposte fragili. In particolare i giovani portano dentro una sete di infinito che difficilmente trova spazio in una cultura dell’immediato come la nostra. Per questo diventa sempre più decisivo chiedersi: quali segni concreti offriamo loro? Non servono discorsi complessi, ma persone capaci di ascolto, accoglienza e rispetto, che sappiano allargare lo sguardo e non chiudersi nelle divisioni, che scelgano la fraternità invece della contrapposizione. Il cristiano è chiamato a costruire legami, a generare comunione. L’Ascensione invita proprio a questo: ad alzare lo sguardo senza fuggire dalla terra. Più lo sguardo si apre, più il cuore si dilata e riconosce gli altri come fratelli. Resta allora una certezza che orienta tutto: la nostra vita non è chiusa nel provvisorio. In Cristo si è aperto un passaggio oltre ciò che passa, e nulla di ciò che è vissuto nell’amore va mai perduto. Per questo possiamo vivere con fiducia, imparando a riconoscere i segni della sua presenza e, insieme, a diventarne noi stessi, con semplicità e verità, dei segni vivi.





