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GUL232028 Ms Hunter 36 f.110r The Three Scenes of the Temptation, from Vita Christi, by Ludolf of Saxony, c.1300-77/78 (vellum) by German School, (14th century); Glasgow University Library, Scotland; © University of Glasgow Library .
Il deserto che plasma
Subito dopo il battesimo nel Giordano, quando la voce del Padre ha proclamato Gesù Figlio amato, egli si ritira nel deserto. Non è una fuga né una pausa casuale, ma un tempo necessario di silenzio, di vuoto e di confronto. Lo Spirito stesso lo conduce lì, in un luogo dove il cielo e la terra sembrano separati, dove le giornate si ripetono uguali e il tempo pesa, segnato dalla fame e dalla solitudine. È lo spazio in cui ogni scelta diventa chiara, dove il limite del corpo e la fragilità umana si mostrano senza veli.
Dopo quaranta giorni Gesù ha fame. Ed è in questo momento che si aprono le tentazioni. La prima riguarda il bisogno immediato: trasformare la pietra in pane. È una proposta sottile, che sembra ragionevole: usare il proprio potere per risolvere ciò che manca. Ma il Vangelo racconta con sobrietà che Gesù risponde con la parola della Scrittura: «Non di solo pane vivrà l’uomo». Non si tratta di negare il corpo o il bisogno, ma di indicare che la vita non si regge solo su ciò che si può consumare: esiste una dimensione più profonda, che dà senso all’esistenza.
La seconda tentazione porta Gesù sul punto più alto del tempio, esposto agli sguardi di tutti. Qui la proposta appare sostenuta dalle Scritture stesse, citate per legittimare un gesto clamoroso: gettarsi e affidarsi a un intervento divino evidente. È l’uso distorto della Parola, che il diavolo mette in scena come strumento di pressione e spettacolo, trasformando ciò che dovrebbe guidare in uno strumento per ingannare. Gesù rifiuta anche questa via: la fiducia non nasce dal miracolo e non si impone, ma si offre nella libertà e nell’ascolto.
Infine, il panorama si apre: tutti i regni del mondo, con la loro gloria, vengono offerti in cambio di un atto di sottomissione. È la tentazione più esplicita: scegliere la scorciatoia del potere, governare senza fatica, imporre il bene dall’alto. Ancora una volta Gesù non cede. La sua strada non è la forza, non è la conquista, non è la visibilità. Il regno che annuncerà non nasce dalla prevaricazione, ma dall’amore, dalla fedeltà a Dio e dalla libertà di chi lo segue.
Quando il confronto termina, il deserto non scompare. Non c’è trionfo apparente, ma una scelta silenziosa e decisiva. Gesù emerge con una direzione chiara, che orienterà tutto il suo cammino, fino alla croce: un Messia fedele, libero, povero, che non si piega al potere, non cerca spettacoli e non risolve il cammino degli altri con scorciatoie. Il racconto non riguarda solo lui. Ogni credente, ogni comunità, riconosce in queste prove la propria vita quotidiana: la fame che spinge a soluzioni immediate, la tentazione di cercare segni che costringano la fede, la seduzione del potere e della sicurezza.
La Quaresima ci richiama a questo tempo favorevole, a fare spazio al silenzio e alla solitudine, a confrontarci con ciò che davvero conta. Attraverso il deserto impariamo che la prova non viene eliminata, ma attraversata. La tentazione può diventare un luogo di discernimento, di scelta e di crescita. E la risposta di Gesù resta: non la forza, non l’apparenza, non la conquista, ma la fedeltà, la discrezione e la libertà di servire Dio. È una strada più difficile, ma quella che genera vita, perché cammina nella verità, nel limite e nella responsabilità di ciò che è reale e necessario.





