Un Dio fatto di legami
Terminato il tempo pasquale, la solennità della Santissima Trinità ci invita a rileggere la storia della salvezza alla luce del Dio che Gesù ci ha rivelato: un Dio che non è solitudine, ma comunione; non chiusura, ma relazione; non distanza, ma amore che si dona.
Di fronte a questa festa possiamo sentirci un po’ smarriti, perché il mistero della Trinità è grande e difficile da spiegare. Del resto, la parola stessa “Trinità” non compare nelle Scritture. Eppure la nostra fede resta semplice: noi crediamo in Gesù Cristo, nelle sue parole, nei suoi gesti, in tutto ciò che ha insegnato e vissuto. Gesù è il volto più luminoso e trasparente di Dio. Egli si rivolgeva a Dio chiamandolo Padre e ci ha rivelato che anche noi siamo figli amati.
Gesù ci ha parlato anche dello Spirito Santo e ce lo ha donato come presenza viva nella Chiesa e nel mondo, perché il Vangelo continuasse a parlare a tutti in ogni tempo. Così ci è stato fatto intuire che Padre, Figlio e Spirito Santo vivono in una perfetta comunione d’amore, come un unico respiro che continuamente si dona. Questa è, in fondo, la più semplice professione di fede trinitaria: non spiegare tutto, ma lasciarsi stupire. Davanti alla Trinità conta più la meraviglia che la pretesa di capire pienamente. Non siamo davanti a una verità fredda e astratta, ma a una realtà viva e palpitante. Il nostro Dio non è chiuso in sé stesso: in Lui esistono relazione, dialogo e dono reciproco. La Trinità è il luogo dell’amore.
In realtà tutto il Vangelo si racchiude proprio qui: Dio è amore. Per questo è difficile comprendere come, anche nella storia cristiana, il nome di Dio sia stato associato alla violenza. Ogni volta che i cristiani hanno usato la forza, persino per imporre la propria fede, hanno tradito il cuore stesso del Vangelo. È forse questa la più grave delle eresie, perché colpisce ciò che nel cristianesimo è essenziale e irrinunciabile: l’amore.
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: «Dio ha tanto amato il mondo». Il nostro non è un Dio che cerca di condannare, ma un Dio che ama, chiama, perdona e vuole salvare tutti. E il “mondo” di cui parla Gesù è quello amato da Dio che comprende tutti, anche coloro che spesso preferiremmo tenere lontani, quelli che ci infastidiscono o ci fanno paura. Certo, sono necessarie leggi giuste per proteggere soprattutto i più fragili e impedire la violenza. Ma sarebbe grave se tali norme fossero vissute con spirito di sospetto e diffidenza verso chi è diverso da noi. Ogni forma di razzismo, di esclusione e di intolleranza nega il volto del Dio che oggi contempliamo come comunione e amore condiviso.
Il mistero della Trinità, allora, è una verità profondamente attuale, perché tocca il nostro modo di vivere le relazioni. Forse una delle immagini più belle della Trinità è quella della famiglia vissuta nel rispetto e nel dono reciproco. Tra le esperienze che più richiamano il mistero trinitario vi sono la preghiera fatta di ascolto, fiducia e rispetto, lontana dalla pretesa di imporre agli altri il proprio “tu devi”; e un perdono capace di far ricominciare dopo ogni contrasto. Solo così viviamo a immagine di Dio e impariamo a conoscerlo meglio. Scriveva Vincent van Gogh: «Il mezzo migliore di conoscere Dio è amare molto». È davvero così: se imparassimo ad amare di più, comprenderemmo meglio anche il mistero della Trinità.


