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LLR5238966 Episode in life of Jesus Christ (chromolitho) by French School, (19th century); Private Collection; (add.info.: Episode in life of Jesus Christ. Bible education card, late 19th century.); Look and Learn / Rosenberg Collection.
Il perdono, l’unica strada che spezza il male
Ci sono parole di Gesù che, anche dopo duemila anni, continuano a disorientarci. Tra queste c’è il suo invito a perdonare senza misura. Una proposta che va contro la logica dell’uomo, abituato a fare i conti, a pretendere giustizia, a conservare memoria delle ferite ricevute. Eppure è proprio su questo terreno che il Vangelo di questa domenica ci rivela il volto più autentico di Dio e ci mostra lo stile della comunità cristiana.
La domanda di Pietro nasce dall’esperienza quotidiana: «Quante volte dovrò perdonare mio fratello?». Già il fatto di parlare di sette volte esprime una disponibilità fuori dal comune, ben oltre quanto insegnavano i rabbini del tempo. Ma Gesù sorprende ancora una volta: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette». Non propone una cifra da raggiungere. Elimina ogni contabilità. Il perdono evangelico non conosce misure perché nasce dall’amore di Dio, che non calcola i meriti e non pesa le colpe con il bilancino della convenienza.
Questa prospettiva illumina anche la prima lettura (Siracide). Il sapiente mette davanti ai nostri occhi una verità tanto semplice quanto esigente: il rancore e la vendetta non risolvono il male, ma finiscono per imprigionare anzitutto chi li coltiva. Chi vive ripiegato sulle offese subite, chi alimenta il desiderio di rivalsa o aspetta il momento per restituire il colpo, finisce per lasciare che il male dell’altro diventi anche il proprio male.
Gesù sviluppa questo insegnamento con la parabola del servo spietato. Un uomo riceve dal suo padrone il condono di un debito enorme, che non avrebbe mai potuto restituire. È un gesto di misericordia sproporzionato, che cambia radicalmente la sua situazione. Eppure, appena uscito, quell’uomo incontra un compagno che gli deve una cifra insignificante e pretende quanto gli spetta, fino a farlo mettere in prigione. È qui che il re pone la domanda decisiva: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?».
Questa domanda svela il cuore del Vangelo. Il punto di partenza non è il nostro sforzo di essere più buoni, ma la misericordia di Dio che ci precede sempre. Dio non ci ama perché siamo capaci di perdonare; è lui che, perdonandoci gratuitamente, ci rende capaci di fare ciò che umanamente sarebbe impossibile. Il perdono, allora, non è semplicemente un dovere morale, ma il segno che la grazia ricevuta sta realmente trasformando la nostra vita. Chi ha sperimentato la misericordia del Padre non può continuare a vivere secondo la logica della vendetta o del risentimento.
Per questo il perdono cristiano non coincide con il rimuovere superficialmente il male subito o far finta di niente. Dio stesso non perdona chiudendo gli occhi davanti al peccato. Il suo perdono è creativo: ricostruisce ciò che era stato distrutto, apre un futuro dove sembrava esserci soltanto una ferita, rende possibile una vita nuova. Perdonare significa non permettere che il male abbia l’ultima parola, scegliendo di non restarne prigionieri e offrendo all’altro la possibilità di ricominciare.




