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558832 A doctor of the law asks Jesus what to do to gain eternal life. Codex of Predis (1476). Italy.; (add.info.: A doctor of the law asks Jesus what to do to gain eternal life. Codex of Predis (1476). Royal Library. Turin. Italy.); Photo: Tarker.
Quando un comandamento diventa desiderio
Ci sono domande che nascono dal desiderio di capire e altre che, invece, servono a mettere alla prova. Quella che un dottore della Legge oggi rivolge a Gesù appartiene alla seconda categoria: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Essa nasce dentro un mondo religioso abituato a distinguere, ordinare, classificare. I precetti erano moltissimi e i maestri discutevano su quali fossero più importanti e quali meno.
Gesù, però, non entra in questa discussione. Non sceglie un comandamento da mettere al primo posto. Va alla radice: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». E aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Due comandamenti, ma così intimamente legati da diventare quasi uno solo. È come se Gesù dicesse: non perdetevi nei dettagli, non smarrite il centro. Tutta la Legge e i Profeti trovano qui il loro punto di appoggio. La fede non è anzitutto una lunga serie di cose da fare bene, ma una vita che ha trovato il proprio centro nell’amore. Anche la I lettura, tratta dall’Esodo, porta l’amore dentro la vita. Dio parla dello straniero, della vedova, dell’orfano, del povero: persone che possono facilmente rimanere senza voce né protezione. Il Dio che ha ascoltato il grido del suo popolo chiede che esso impari ad ascoltare il grido degli altri. Attenzione però: Gesù non dice «dovete amare». Se fosse soltanto un ordine, il Vangelo diventerebbe un altro peso. Ci mostra piuttosto una possibilità di vita: che cosa accade quando una persona scopre di essere amata da Dio e comincia a vivere a partire da quell’amore?
Sant’Agostino lo aveva intuito quando scriveva: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Non significa che tutto sia lecito, ma che quando l’amore diventa davvero la sorgente della vita, non abbiamo più bisogno di vivere la fede come una continua contrattazione con Dio, chiedendoci ogni volta fin dove possiamo arrivare senza oltrepassare il limite. L’amore cambia il modo di stare nel mondo. E questo amore, proprio perché è vero, non può rimanere chiuso nel rapporto personale con Dio. Prima o poi cerca un volto. Cerca la vita concreta, le relazioni, le persone. Cerca perfino quelle che non avremmo scelto.
È qui che il Vangelo diventa concreto. Il prossimo non è un’idea astratta: è una persona precisa che entra nella nostra giornata. È qualcuno che amiamo, che ci pesa, che ha bisogno di noi, che ci ha ferito. E proprio lì si misura la verità di ciò che celebriamo. Questo non significa che dobbiamo trovare tutti simpatici o provare spontaneamente affetto per ogni persona. Significa imparare a guardare l’altro in modo diverso: non soltanto per ciò che ci dà o ci toglie, per il bene o il fastidio che ci procura, ma come una persona che porta una dignità che non abbiamo il potere di concedere né di togliere.
Forse è questa la libertà che Gesù propone. Una vita non più dominata soltanto dalla domanda: «Che cosa devo fare?», ma da una domanda più grande: «Che cosa rende la mia vita più vera?». E la risposta di Gesù è l’amore: non semplicemente un sentimento, ma la capacità di ricevere, di donarsi, di uscire da sé stessi e di riconoscere nell’altro qualcuno davanti al quale la propria vita acquista un significato.





