Il suo motto è una frase della Prima lettera ai Corinzi: «Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!». Francesca Parisi è una «missionaria digitale», una giovane donna credente che ha scelto di impegnarsi a portare il Vangelo nel web. Quella citazione di san Paolo l’ha inserita persino nel suo account, il nome con cui compare nei social network, lo strumento della missione.

Lucana d’origine ma residente a Ravenna, 32 anni, sposata con Alessio e mamma di un bimbo di 10 mesi, Francesca fa la supplente di Lettere nelle scuole medie e superiori, e da qualche anno è una «creatrice di contenuti digitali cristiani» su TikTok (dove è seguita da 32mila persone), Instagram (8.400 followers) e Facebook (4.200). Pubblica video in cui racconta le storie dei santi, suggerisce chiese da visitare e, più di tutto, affronta tematiche spirituali e catechistiche. Contenuti semplici, su posizioni teologiche tradizionali, ma personali, coinvolgenti e curiosi, che riscuotono successo perché proposti con tono leggero e vivace, sebbene non superficiale. Insomma, una formula che funziona.

Conquistata da Dio

La storia di fede di Francesca è passata attraverso quella che lei definisce una vera e propria conversione. «Sono cresciuta in una famiglia cattolica», racconta, «ma la mia appartenenza alla Chiesa era poco profonda. Crescendo sono stata anche anticlericale, fino a quando, da studentessa universitaria a Chieti, ho sentito il bisogno di fare volontariato e, ironia della pedagogia di Dio, mi hanno mandato a pulire una chiesa. In quel periodo ho anche iniziato a frequentare la Pastorale universitaria e lì è iniziato il mio riavvicinamento». Fino al punto di svolta, che per Parisi ha una data e un’ora precisa: «Il 17 ottobre del 2018, alle 9 del mattino, mentre andavo in università, dopo una lite con mia sorella, e stavo ascoltando una canzone ispirata a santa Teresina di Lisieux: “Non ho trovato mai creatura capace d’amarmi a tal punto e senza mai morire, di un Dio ho bisogno, che assunta la mia natura si faccia mio fratello, capace di soffrire”. In quelle parole, per la prima volta, ho trovato un Dio che ha assunto la mia natura e si è fatto mio fratello. Ho percepito come un abbraccio consolatorio: ho riconosciuto Dio come Padre e Cristo come mio salvatore».

Debutto con il Covid

Il debutto da creatrice digitale cattolica è avvenuto un po’ più avanti. E, come per molti altri protagonisti del web, complice è stato il tempo della pandemia. «Il primo contenuto cattolico», racconta Francesca, «l’ho pubblicato poche settimane prima del Covid, nel gennaio 2020. Faceva ironia sul fatto che il 6 gennaio ci si fa gli auguri di “buona Befana” ma in realtà quella è la festa dell’Epifania di nostro Signore. Poi è venuto un secondo post su san Valentino, il santo che per amore ha perso la testa». Da lì Francesca ha scoperto, con sorpresa, che quei temi avevano un seguito, che i navigatori della rete interagivano… «Nel video che ha avuto più visualizzazioni parlo della differenza tra cattolici e protestanti», racconta Francesca, non certo un argomento cool. «Ma in generale», assicura, «funzionano più di tutti i contributi che riguardano la vita personale, la coscienza e il cuore: la morale, la felicità, il peccato, l’aborto, la sessualità. Quello che condivido è la mia vita reale, la mia umanità, le mie fragilità, e non mi sento affatto un modello. Mi faccio semplicemente sorella perché tu possa salvarti. Questo è essere Chiesa: lo è nelle strade, lo è nelle parrocchie e lo è nel digitale».

Un mondo da abitare

Francesca Parisi fa parte anche della rete La Chiesa ti ascolta che, a partire dal Sinodo sulla sinodalità, ha messo in relazione decine di “missionari digitali” per coltivare il dialogo tra la comunità cristiana e i giovani che abitano la rete. Sì, perché, come sostiene la giovane content creator, il mondo digitale non è affatto una realtà “virtuale” ma «è uno spazio realmente abitato in cui i giovani (e oramai anche tanti adulti) costruiscono relazioni, apprendono, si informano e si formano attraverso i media». Per questo, è convinta, «la Chiesa non si può limitare a usare i media ma deve abitarli».

La missione da influencer cattolico (definizione che a Francesca non piace) non è sempre facile. Dietro l’angolo c’è il rischio di cedere al narcisismo o alla rincorsa del successo fine a se stesso. E poi, racconta, «ci sono persone che stanno nel web solo per provocare e offendere. Tanto che, vedendo certe brutture del web, ho più volte avuto la tentazione di lasciar perdere», confida. Ciò che mi spinge a continuare sono le parole di san Paolo “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto”, ma “guai a me se non annuncio il Vangelo”». E tiene a precisare: «Non sono sui social per i numeri e mi sento libera rispetto alle logiche degli algoritmi. Getto le reti e sono contenta se anche solo una persona viene aiutata dalle mie parole».

Spesso accade che il mondo dei social diventi anche un ambito di relazioni tutt’altro che “virtuali”: «Ho la fortuna di non avere un seguito enorme e questo mi permette di intrattenere un dialogo con i miei followers. Ci si conosce, si interagisce, si prega insieme… Capita anche di incontrarsi dal vivo». Esattamente come avverrà nei prossimi giorni al Festival della comunicazione di Albano (ne parliamo anche nel box qui sopra), quando Francesca Parisi sarà tra i missionari digitali che parteciperanno a un evento in piazza con i giovani nelle località di Pavona e Pomezia. «Gesù dice “andate in tutto il mondo”», conclude Francesca: «Nel digitale c’è un continente intero che ci aspetta».