In Forza Italia si fa strada la “pazza idea” di candidare Silvio Berlusconi sindaco di Milano. Accetterà? Per alcuni, compreso lo stesso candidato, sarebbe una “diminutio” trattandosi di un ex premier che ha avuto in pugno un ventennio italiano. Ma come, ha detto ai suoi il leader e fondatore di Forza Italia, in Francia Sarkozy sta per riprendersi l’Eliseo, e io dovrei accontentarmi di Palazzo Marino? Però l’idea, avanzata dal filosofo-conduttore Paolo del Debbio, spin doctor del Cavaliere, servirebbe a ricompattare un partito a pezzi, dare l’impressione, anzi l’immagine di ripartenza, garantire il blocco di interesse che sta a monte del partito e soprattutto garantire una vecchiaia serena al loro leader. Del resto se Nusco è sufficiente al neosindaco Ciriaco de Mita, Berlusconi può accontentarsi di Milano.
Il Berlusca, nato a Milano, figlio di una dattilografa della Pirelli (simbolo di Milano fino all'altro ieri) sta alla città della Madonnina come l'uvetta nel panettone. Qui ha mosso i suoi primi passi da imprenditore edile, ha costruito le due cittadelle residenziali e fondato un impero televisivo che non a caso ha come simbolo lo stemma araldico dei Visconti e degli Sforza, i signori di Milano.
Milano, da cui comincia sempre tutto, è imprevedibile, però le chance di vittoria per Berlusconi sono altissime. A Milano c’è il Milan, con i suoi tifosi, c’è Mediaset, con i suoi dipendenti, ci sono molti lettori del “Giornale”, convintissimi che l’Isis è alle porte del Naviglio, ci sono legioni di pensionate e pensionati della piccola e media borghesia non pentiti che lo hanno sempre votato, grati per i tanti programmi televisivi, le soap di beautiful e i Tg anticomunisti.
D'altro canto ripartire dal mandato opaco di Giuliano Pisapia non è difficile. Ma come sarebbe l’amministrazione di Berlusconi, ottantenne sindaco di Milano? Nessuno possiede la sfera di cristallo, ma ci si può ispirare alla sua biografia. Palazzinaro, imprenditore dei media, editore, premier, qualche sospetto di conflitto di interesse. La guida della metropoli sarebbe il completamento ideale. Dopo Milano Due e Milano Tre ecco finalmente Milano Uno, il coronamento di una vita.Ci par già di assistere al videomessaggio: "Milano è la città che amo..."
Il Berlusca, nato a Milano, figlio di una dattilografa della Pirelli (simbolo di Milano fino all'altro ieri) sta alla città della Madonnina come l'uvetta nel panettone. Qui ha mosso i suoi primi passi da imprenditore edile, ha costruito le due cittadelle residenziali e fondato un impero televisivo che non a caso ha come simbolo lo stemma araldico dei Visconti e degli Sforza, i signori di Milano.
Milano, da cui comincia sempre tutto, è imprevedibile, però le chance di vittoria per Berlusconi sono altissime. A Milano c’è il Milan, con i suoi tifosi, c’è Mediaset, con i suoi dipendenti, ci sono molti lettori del “Giornale”, convintissimi che l’Isis è alle porte del Naviglio, ci sono legioni di pensionate e pensionati della piccola e media borghesia non pentiti che lo hanno sempre votato, grati per i tanti programmi televisivi, le soap di beautiful e i Tg anticomunisti.
D'altro canto ripartire dal mandato opaco di Giuliano Pisapia non è difficile. Ma come sarebbe l’amministrazione di Berlusconi, ottantenne sindaco di Milano? Nessuno possiede la sfera di cristallo, ma ci si può ispirare alla sua biografia. Palazzinaro, imprenditore dei media, editore, premier, qualche sospetto di conflitto di interesse. La guida della metropoli sarebbe il completamento ideale. Dopo Milano Due e Milano Tre ecco finalmente Milano Uno, il coronamento di una vita.Ci par già di assistere al videomessaggio: "Milano è la città che amo..."


