Com’è noto, è dai tempi della Seconda Repubblica che tutto ciò che si muove al Centro finisce per essere inghiottito nel nulla politico, come nella Fossa delle Marianne, o al massimo per raggiungere percentuali poco significative, utili tut’al più per sfruttare una buona rendita di posizione. La lista sarebbe lunga e impietosa: dalle convulsioni di ciò che rimaneva della Dc (Ppi, Ccd, Udc, Margherita) fino a Scelta Civica. Eppure c’è chi si ostina a rinnovare l’idea di un centro politico ambizioso, come l’ex banchiere Corrado Passera, già ministro dello Sviluppo economico del governo Monti.

Passera, nella (quasi) totale indifferenza dei media, continua a girare l’Italia per presentare Italia Unica, il suo nuovo soggetto politico, fatto non di sezioni ma di “porte”, in pratica nuclei territoriali raggrumati da un organismo centrale. Nella bella intervista di Franco Cattaneo, sull’Eco di Bergamo del due dicembre scorso, il nuovo antagonista svela la sua discesa in campo: “Siamo liberali e popolari. I nostri riferimenti sono De Gasperi, Einaudi e lo Sturzo del decalogo del buon politico che tengo sulla mia scrivania”. Alla firma principe del quotidiano bergamasco l’aspirante leader spiega le sue  parole d’ordine: “libertà, merito, responsabilità, de-statalizzazione”. Poi si rivolge ai liberali e dichiara di essere una forza alternativa non a Renzi ma a Berlusconi, a vocazione – udite udite – maggioritaria.

 Il programma è a dir poco ambizioso: a cominciare da uno stimolo alle tasse da 500 miliardi. Soldi alle famiglie (un contributo di 8 mila euro per ogni figlio), parificazione per le scuole non statali, rafforzamento del terzo Settore, bonus badanti e un robusto assegno di accompagnamento per chi assiste gli anziani non autosufficienti. Insomma, Passera dispensa cifre come il barone di Munchausen nelle sue Avventure e a noi viene in mente quella volta che da ministro aveva calcolato che il suo pacchetto del Decreto Sviluppo avrebbe avuto un impatto di 80 miliardi. Sul lavoro ha idee chiare: abolizione totale dell’articolo 18 a parte i licenziamenti discriminatori. A differenza di Renzi è però favorevole alla concertazione con sindacati e Confindustria.

 

L’ex amministratore delegato di Banca Intesa spiega di non avere una vocazione centrista ma piuttosto di Centrodestra: “Siamo di Centrodestra per essere l’alternativa al Pd”. Finora però, il suo vascello fantasma continua a scandagliare le acque del Centro. Nel 2015, vedremo dove arriverà. Peraltro Italia Unica a noi ricorda Unico, un modello dell’Agenzia delle Entrate.