PHOTO
Di Roberto Calderoli ne esistono due: una è la persona affabile, cortese e disponibile che chi ha avuto a che fare con lui ha avuto modo di apprezzare, l’altro è il coloratissimo ologramma che illumina la scena politica proiettando di continuo provvedimenti surreali, esternazioni clamorose e sparate dadaiste tali da averne già fatto un mito del “fantasy”. Con Umberto Bossi aveva interpretato con entusiasmo tutto l’armamentario pagano della Lega Nord, dalle ampolline alle marce sul Po, fino a celebrare le nozze con rito celtico (sidro offerto dal druido agli sposi e Formentini che si arrampica su un albero per raccogliere il sacro vischio). Con Salvini si è lepenizzato con eguale, creativo entusiasmo. Quando scende nell’arena politica l’ex ministro della Semplificazione non esita a sporcarsi i calzari di polvere: non conosce timori reverenziali e nemmeno senso del ridicolo: un giorno ha portato persino un maiale a far la pipì su un terreno dove si doveva costruire una moschea, per boicottarla. E nonostante sul suo profilo Twitter si faccia ritrarre con papa Francesco, ha tuonato persino contro l’arcivescovo di Milano Tettamanzi, dandogli dell’imam e del comunista. Adesso che mi ricordo, non era lui quello della maglietta con le vignette anti-islam che ha provocato il caos a Tripoli?
Ci vorrebbe un libro per riportare tutte le sue sparate, ma poi chi se lo legge? Qualche tempo fa ha dato dell’orango al ministro Kyenge ma è stato risparmiato dal Parlamento, che l’ha graziato dall’accusa di istigazione all’odio razziale. Dicono che sia stato voto di scambio con il Pd ma secondo noi è perché Calderoli è Calderoli, lo conosciamo, come si fa a co0ndannarlo? L'anno scorso se l’era presa con il padre della Kyenge accusandolo di avergli fatto una macumba dal Katanga. La manfrina è andata avanti per settimane (la macumba è brasiliana, ma è un dettaglio). Due mondi fantastici, ancestrali, primitivi, immensi e profondi, si sono scontrati attraversando forze misteriose e spiriti millenari: l’Africa Nera e i suoi riti sciamanici e la Padania dei guerrieri orobici, da cui discende questo dentista bergamasco prestato alla politica. Nonostante lo spirito ancestrale il nostro non disegna il progresso tecnologico. L’ultima dell’ex ministro della Semplificazione è da Guinness dei primati: ha presentato a Palazzo Madama 85 milioni di emendamenti per ostacolare la riforma del Senato grazie all’algoritmo di un software installato sul suo Pc. Una cifra “monstre” che ricorda gli otto milioni di baionette di mussoliniana memoria, o se vogliamo un paragone più attuale, gli undici milioni di veicoli Volkswagen taroccati con un algoritmo.
Gli ostruzionisti radicali, al suo confronto, erano dei dilettanti: calcolando un minuto ad emendamento, per esaminarli tutti ci vorrebbero 157 anni e 4 mesi, in pratica fino a Capodanno del 2173. Solo a stamparli il nostro ci costringerebbe a utilizzare 50 tonnellate di carta, l’equivalente di un chilometro quadrato di foresta amazzonica. Naturalmente tutto finirà in una bolla di sapone: il presidente del Senato Pietro Grasso l’ha presa malissimo e minaccia ogni sorta di rimedio giuridico-regolamentare per fermare l’ostruzionismo calderoliano: dalle ghigliottine ai canguri (pochissimi canguri). Ma nel frattempo l’ologramma Calderoli (costruito in base a chissà quale algoritmo) sarà riuscito a far parlare di sé. Ecco, diciamo che Calderoli è un po' come una Volkswagen con l'algoritmo. Solo che invece di nascondere il fumo, è programmato per spararlo sul Senato e sulla politica italiana.
Ci vorrebbe un libro per riportare tutte le sue sparate, ma poi chi se lo legge? Qualche tempo fa ha dato dell’orango al ministro Kyenge ma è stato risparmiato dal Parlamento, che l’ha graziato dall’accusa di istigazione all’odio razziale. Dicono che sia stato voto di scambio con il Pd ma secondo noi è perché Calderoli è Calderoli, lo conosciamo, come si fa a co0ndannarlo? L'anno scorso se l’era presa con il padre della Kyenge accusandolo di avergli fatto una macumba dal Katanga. La manfrina è andata avanti per settimane (la macumba è brasiliana, ma è un dettaglio). Due mondi fantastici, ancestrali, primitivi, immensi e profondi, si sono scontrati attraversando forze misteriose e spiriti millenari: l’Africa Nera e i suoi riti sciamanici e la Padania dei guerrieri orobici, da cui discende questo dentista bergamasco prestato alla politica. Nonostante lo spirito ancestrale il nostro non disegna il progresso tecnologico. L’ultima dell’ex ministro della Semplificazione è da Guinness dei primati: ha presentato a Palazzo Madama 85 milioni di emendamenti per ostacolare la riforma del Senato grazie all’algoritmo di un software installato sul suo Pc. Una cifra “monstre” che ricorda gli otto milioni di baionette di mussoliniana memoria, o se vogliamo un paragone più attuale, gli undici milioni di veicoli Volkswagen taroccati con un algoritmo.
Gli ostruzionisti radicali, al suo confronto, erano dei dilettanti: calcolando un minuto ad emendamento, per esaminarli tutti ci vorrebbero 157 anni e 4 mesi, in pratica fino a Capodanno del 2173. Solo a stamparli il nostro ci costringerebbe a utilizzare 50 tonnellate di carta, l’equivalente di un chilometro quadrato di foresta amazzonica. Naturalmente tutto finirà in una bolla di sapone: il presidente del Senato Pietro Grasso l’ha presa malissimo e minaccia ogni sorta di rimedio giuridico-regolamentare per fermare l’ostruzionismo calderoliano: dalle ghigliottine ai canguri (pochissimi canguri). Ma nel frattempo l’ologramma Calderoli (costruito in base a chissà quale algoritmo) sarà riuscito a far parlare di sé. Ecco, diciamo che Calderoli è un po' come una Volkswagen con l'algoritmo. Solo che invece di nascondere il fumo, è programmato per spararlo sul Senato e sulla politica italiana.




