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Gli allevamenti intensivi di bovini sono i principali responsabili dietro le emissioni di Gas Serra ed Ammoniaca nella Pianura Padana
La Pianura Padana ha da sempre una caratteristica che la contraddistingue: tende a trattenere. Essendo infatti circondata dalle Alpi e dagli Appennini, ciò che viene emesso stagna nell’aria che respirano milioni di persone ogni giorno. E proprio qui si concentra la stragrande maggioranza della produzione zootecnica italiana. Nell’area della Pianura Padana vengono allevati il 60% dei bovini e degli avicoli – pennuti come galline e tacchini – italiani, percentuale che schizza all’80% se parliamo di suini. Ovviamente questo numero impressionante ha conseguenze palpabili sul territorio: suolo, acque e aria sono tutti elementi che subiscono cambiamenti a causa della massiccia quantità di allevamenti. L’insieme di questi fattori non influisce negativamente solo sul territorio, ma soprattutto sul corpo e sulla salute di chi in Pianura Padana ci vive.
Che la zona sia critica è una realtà conosciuta da anni, ciò che forse si sa meno è quanto impatti l’ammoniaca sulla qualità dell’aria. Ci ha pensato Greenpeace a fare luce su questa problematica in un report pubblicato pochi giorni fa. Grazie ad uno studio sulla concentrazione di ammoniaca nelle città europee del progetto RI-URBANS, è stata fatta luce su una realtà preoccupante per la salute dei cittadini
Dopo aver analizzato città in Finlandia, Italia, Regno Unito, Francia e Spagna il dato più potente emerso racconta che Milano ha concentrazioni di ammoniaca 3-4 volte superiori a Barcellona, Madrid e Londra. Normalmente nelle grandi città il dato più alto riguardo la concentrazione di ammoniaca lo si registra nelle zone più trafficate. Ma allora come è possibile che Milano abbia una concentrazione di ammoniaca così tanto superiore, e soprattutto, com’è possibile che sia l’unica città in cui le concentrazioni aumentano uscendo dal centro abitato?
La risposta è rappresentata dagli allevamenti intensivi. Dal 2017 al 2023 le emissioni di ammoniaca e gas serra degli allevamenti padani sono rimaste sostanzialmente stabili. Queste emissioni hanno un costo in vite umane. Dal report apprendiamo che, secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, nel 2023 le morti italiane attribuibili al particolato fine sono state 43.083, il numero più alto di tutta Europa. Al secondo posto la Polonia (25.268), al terzo la Germania (21.640).
Ma cosa c’entra l’odore delle stalle con lo smog che respiriamo in città, e cos’è questo particolato fine che causa così tanti danni alla nostra salute? Il segreto (sporco) sta in una trasformazione invisibile. Una volta che l’ammoniaca viene rilasciata dagli escrementi degli animali, non resta ferma: sale in cielo e si scontra con altri inquinanti prodotti da auto e fabbriche. In quel momento avviene una reazione chimica: i gas si "solidificano" in minuscoli granelli tossici chiamati particolato fine.
Queste polveri sono così leggere da galleggiare nell'aria per giorni e così piccole da superare le barriere del nostro organismo, arrivando fin nel profondo dei polmoni. In pratica, l'ammoniaca degli allevamenti è la "materia prima" che soffoca le nostre città.
Nel contesto padano, il problema principale è legato ai bovini, responsabili del 65% delle emissioni di ammoniaca e dell'84% di quelle di gas serra dell'intera regione. Questo poiché la Direttiva europea sulle Emissioni Industriali (IED), che impone obblighi stringenti agli allevamenti intensivi, si applica ai maiali e ai polli oltre certe soglie, ma esclude completamente i bovini. I maggiori emettitori della Pianura Padana operano senza quegli obblighi. Entro la fine del 2026, questa Direttiva dovrà essere aggiornata, essendo uno dei principali strumenti dell’Unione Europea per puntare a ridurre l’inquinamento.


Greenpeace ha già mosso le prime pedine sul fronte italiano: a febbraio 2026 ha presentato alla Camera dei Deputati, insieme a ISDE, Lipu, Terra! e WWF Italia, una proposta di legge per riformare il sistema degli allevamenti intensivi. Mentre i dati di Greenpeace fotografano una situazione di stallo che dura dal 2017, la realtà fuori dalle nostre finestre continua a stagnare in una nebbia che non è più solo vapore acqueo. Fermare l'espansione degli allevamenti intensivi e dare priorità alle piccole aziende che scelgono l'agroecologia non è una battaglia contro il settore agricolo, ma una battaglia per la sua sopravvivenza e per la nostra salute. La Pianura Padana merita di tornare a essere un luogo dove "trattenere" significhi custodire la vita, non il veleno.







