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È primavera e ogni volta che ascolto il suono di questa parola mi si riempie il cuore di gioia. Sarà che sono una donna del Sud, ma a me la primavera suscita felicità a prescindere, specie dopo un inverno piovoso e severo. Custodisco un ricordo bellissimo che si rifà ai racconti della professoressa di Greco al liceo. Quando non avevamo compiti in classe o interrogazioni, amava raccontarci dei miti greci alla sua maniera, adattando quelle storie al presente per trarne degli insegnamenti utili. La mia preferita era il mito di Persefone, o ratto di Proserpina o, ancora meglio, Demetra e Persefone. Questa lettura avveniva puntualmente ogni ventuno di marzo, giorno di inizio primavera.


La storia racconta che in cima all’Olimpo vivevano la dea Demetra e sua figlia Persefone. Un giorno, mentre raccoglieva fiori freschi, Persefone fu rapita da Ade, dio degli Inferi. Non vedendola rientrare, la madre si mise subito in allarme e per nove giorni vagò dappertutto alla sua ricerca. Ma niente lasciava speranza di ritrovarla. Fu soltanto all’alba del decimo giorno che Elios, dio del sole, rivelò a Demetra la disavventura della figlia, tragicamente portata via da Ade nel regno degli Inferi. «Mi vendicherò!», tuonò lei prostrata e addolorata, «e la Terra non darà più frutti agli uomini, finché la razza umana si estinguerà a causa di una carestia e anche gli dèi non potranno più ricevere i sacrifici degli uomini che tanto li riempivano di orgoglio!». Così dicendo, Demetra abbandonò l’Olimpo. Disperata, si mise a vagare per mari e monti sperando di ritrovare la figlia, ignorando persino le suppliche degli umani preoccupati dalle avvisaglie di un’imminente carestia. Ma niente riusciva a distogliere Demetra dalla furia per il rapimento. Nel frattempo, cominciavano anche a vedersi le prime vittime della carestia. Uomini, donne e bambini cadevano uno dopo l’altro, senza che gli dèi potessero far nulla per fare cambiare idea a Demetra.
Alla fine, soltanto Zeus riuscì nell’intento, costretto a cedere alle suppliche dei mortali e degli stessi dèi, inviando Ermes, il messaggero dell’Olimpo, proprio a casa di Ade, nel regno degli Inferi, intimandogli di restituire Persefone alla madre. In modo del tutto inaspettato e pacifico, Ade accettò l’ordine di Zeus e già questo sembrò alquanto strano. Com’è che tutto a un tratto si era rabbonito? Anzi, fece di più, esortando la prigioniera Persefone a fare ritorno in fretta da sua madre. Nello stesso istante in cui Demetra rivide la figlia, la terrà ritornò fertile e il mondo riprese a godere dei suoi doni.
Ma la benevolenza di Ade nascondeva un terribile inganno: prima di lasciare libera Persefone, le aveva fatto mangiare del seme di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce. Persefone, dunque, fu costretta a far ritorno ogni anno e per un lungo periodo nel regno degli Inferi. Demetra allora decise che nei sei mesi in cui la figlia sarebbe rimasta nel regno dei morti, nel mondo sarebbero arrivati freddo e gelo e la natura si sarebbe addormentata, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all’estate. Ecco, cari lettori, si tratta pur sempre di miti e leggende, che però lasciano sempre qualcosa di magico dentro di noi. In fondo siamo un po’ tutti alla ricerca di storie che riescano a rasserenare il nostro cuore.






