PHOTO
Anziani in una RSA
C’è una data che segna l’inizio di una storia nata quasi in sordina, poche settimane prima che il mondo si fermasse: 29 gennaio 2020. Quel giorno prendeva vita Fondazione Amplifon, in occasione dei 70 anni del Gruppo Amplifon, leader mondiale nei servizi e nelle soluzioni per la cura dell’udito. Nessuno poteva immaginare che, di lì a poco, proprio gli anziani – i più fragili – sarebbero diventati il volto più doloroso della pandemia.
Sei anni dopo, quella intuizione iniziale è diventata un cammino condiviso: «Sei anni dopo il 29 gennaio 2020, giorno in cui è nata Fondazione Amplifon, festeggiamo un percorso fatto di traguardi condivisi con tanti amici e partner. Continuiamo a guardare avanti, con la stessa convinzione: costruire comunità inclusive capaci di dare dignità agli anziani più fragili», afferma la presidente Susan Carol Holland.


“Ciao!”, quando la tecnologia riaccende le relazioni
Il primo grande progetto nasce proprio nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria, dentro le RSA, le residenze sanitarie assistenziali improvvisamente chiuse al mondo esterno. Si chiama “Ciao!”: un nome semplice, quotidiano, quasi domestico. Un saluto che diventa ponte.
L’idea è chiara: offrire agli anziani, isolati per ragioni di sicurezza, la possibilità di rivedere i propri cari grazie a sistemi di videoconferenza di altissima qualità. Non solo uno schermo, ma una finestra aperta sugli affetti. Col tempo, però, quel progetto pensato per contrastare la solitudine si trasforma in qualcosa di più ampio. Gli strumenti donati durante la pandemia diventano veicolo di un vero e proprio palinsesto quotidiano: concerti, viaggi virtuali, lezioni di yoga, arte terapia, dialoghi con artisti e personaggi pubblici, corsi di cucina. Occasioni per tornare a sentirsi parte di un mondo vivo e interessante. Oggi “Ciao!” coinvolge circa 30.000 anziani in oltre 300 RSA italiane, con altre 30 strutture in cinque Paesi: Australia, Francia, Portogallo, Svizzera e Spagna. Numeri che raccontano una presenza diffusa, ma soprattutto relazioni riallacciate.
La bellezza come cura
Negli anni, però, la Fondazione ha compreso che la relazione non passa soltanto attraverso il digitale. C’è un altro linguaggio, silenzioso ma potente: quello degli spazi. Molte RSA sono luoghi funzionali, ma spesso impersonali, segnati dal tempo. Eppure anche nella vecchiaia – anzi, forse proprio allora – la bellezza diventa essenziale. Può incidere sul benessere, sulle relazioni, sul senso di appartenenza. Da questa consapevolezza nasce un nuovo passo: lavorare sugli spazi verdi delle residenze, trasformando cortili e giardini in luoghi di incontro.
Per farlo, Fondazione Amplifon coinvolge una delle figure più autorevoli dell’architettura internazionale, Benedetta Tagliabue, fondatrice dello studio EMBT. Non un oggetto di design fine a sé stesso, ma un arredo capace di generare relazioni. «Fondazione Amplifon, nell’immaginare un prodotto di design per gli anziani che abitano ogni giorno le RSA, ha voluto investire nella bellezza e nelle relazioni umane, basi fondanti della vita e che devono essere possibili anche nel tempo della vecchiaia e della fragilità», spiega Maria Cristina Ferradini, consigliera delegata della Fondazione. «Si tratta di un arredo da esterno, nato per dare forma a spazi spesso poco ospitali, perché diventino belli e vivi. Inoltre è pensato per essere costruito e adattato facilmente, con l’aiuto dei volontari Amplifon e di chiunque voglia far parte di questo progetto».
La semplicità, infatti, non è un dettaglio tecnico ma una scelta di senso: l’arredo è progettato per essere facilmente installabile, così da coinvolgere i volontari – molti dei quali dipendenti Amplifon – in un’esperienza concreta accanto agli anziani. Nel 2025 il 40% dei dipendenti italiani dell’azienda ha partecipato ad attività di volontariato (contro una media aziendale del 22%, secondo il Goodera Volunteering Quotient Report 2025), per un totale di oltre 2.300 ore, 50 eventi e 900 partecipazioni. Segni di una cultura che mette al centro la relazione.
Ritrovare il cielo, la luce, il tempo
Il cuore del progetto è semplice e profondamente umano: restituire agli anziani il loro posto nel mondo. Anche e soprattutto negli spazi esterni. «La Fondazione Amplifon si impegna a migliorare la qualità della vita delle persone anziane, ricordando quanto sia fondamentale restare in relazione: con le generazioni più giovani, con la natura, con il corpo e con le emozioni. Sentirsi e farsi abbracciare, non perdere il contatto con la bellezza, con il cielo, con la luce, con ciò che ci circonda», racconta Benedetta Tagliabue.
Il prototipo di arredo pensato per le RSA vuole essere proprio questo: un invito a uscire, a sedersi, a sostare insieme. «Un elemento capace di trasformare cortili e giardini in luoghi accoglienti, belli, desiderabili. Spazi che invitano a uscire, a sedersi, a fermarsi». In un tempo che tende a nascondere la fragilità, la scelta è controcorrente: rendere visibile la vecchiaia, darle dignità, offrirle luoghi di bellezza. «Con il supporto e la collaborazione delle generazioni più giovani, gli abitanti delle residenze possono ritrovare il desiderio di vivere lo spazio esterno: raccontarsi storie, condividere ricordi, osservare i cambiamenti, scoprire piccole novità nell’ambiente che li circonda. Sedersi insieme, parlare, ascoltare, guardarsi». E ancora: «Ritrovare il sole, il cielo, la vegetazione. Sentire l’aria, la luce, il passare del tempo. Perché stare all’esterno, accompagnati dagli altri, non è solo un piacere: è una vera e propria cura». In fondo, è questa la lezione che emerge da sei anni di cammino: la tecnologia può avvicinare, il design può trasformare, il volontariato può costruire ponti.





