Non solo competizione, trofei e classifiche. A Milano il calcio diventa linguaggio educativo, occasione di riscatto e strumento concreto di reinserimento sociale.

È in questa prospettiva che l’Inter ha scelto di aderire alla nuova edizione italiana del Twinning Project, un programma riconosciuto a livello internazionale che utilizza lo sport per accompagnare persone in stato di detenzione o sottoposte a misure penali verso un futuro diverso.

È partita il 30 gennaio la prima sessione italiana del progetto, promossa da Twinning Project ETS con il sostegno di Enel Cuore, l’ente filantropico del Gruppo Enel, che vede il club nerazzurro in prima fila nella realizzazione sul territorio milanese di un percorso di formazione e riabilitazione attraverso il calcio.

Un ragazzo con la brochure del progetto
Un ragazzo con la brochure del progetto

Un ragazzo con la brochure del progetto

(Inter via Getty Images)

Un’alleanza educativa sul territorio

Il percorso si svolge presso Comunità Kayros, realtà educativa fondata da don Claudio Burgio e che da anni accoglie minori e giovani sottoposti a misure penali o di messa alla prova. In questa prima fase l’Inter rinnova una collaborazione già avviata, mettendo a disposizione gli allenatori del proprio settore giovanile per un progetto che va ben oltre l’insegnamento delle tecniche sportive. Per tre mesi, con incontri settimanali e un totale di 36 ore di formazione, i partecipanti seguono un percorso che unisce una preparazione di base per allenatori a un lavoro più profondo sulle cosiddette soft skills: comunicazione, lavoro di squadra, leadership, gestione dei conflitti, capacità di riflessione. Al termine del percorso è previsto il rilascio di un diploma, segno concreto di un cammino portato a termine.

Dal campo alla vita quotidiana

L’obiettivo finale non è solo formativo. L’Inter punta infatti a inserire alcuni dei partecipanti in affiancamento ai tecnici che seguono le squadre a carattere sociale sostenute dal Club, aprendo così uno spiraglio reale verso il mondo del lavoro. Un passaggio decisivo, se si considera che l’accesso a un’occupazione stabile riduce drasticamente il rischio di recidiva.

I numeri del sistema carcerario italiano raccontano una realtà complessa: circa 62.000 detenuti adulti, un tasso di sovraffollamento che supera il 130% e una recidiva che arriva fino al 70%. Eppure, laddove esistono percorsi strutturati di reinserimento lavorativo, la recidiva scende fino a valori minimi. È in questo spazio di possibilità che si inserisce il Twinning Project, con l’ambizione di trasformare il tempo della pena in un tempo di crescita.

Nato nel Regno Unito nel 2018 in collaborazione con il Servizio carcerario britannico e il mondo del calcio professionistico, il progetto ha già coinvolto oltre 6.000 partecipanti in tutto il mondo e gemellato, solo in Inghilterra, 73 club con istituti penitenziari. Dal 2023, con il supporto della FIFA, l’iniziativa si è estesa a livello internazionale, arrivando anche in Italia.

Alcune immagini del corso curato dagli allenatori del Settore Giovanile nerazzurro presso le strutture di Kayros
Alcune immagini del corso curato dagli allenatori del Settore Giovanile nerazzurro presso le strutture di Kayros

Alcune immagini del corso curato dagli allenatori del Settore Giovanile nerazzurro presso le strutture di Kayros

(Inter via Getty Images)

Dopo una fase pilota con l’AS Roma nel carcere di Rebibbia, il 2026 segna un passo decisivo: il Twinning Project sarà avviato in cinque città italiane, con un’attenzione particolare ai detenuti più giovani. Un’espansione resa possibile anche dal sostegno di Enel Cuore, da oltre vent’anni impegnata al fianco del Terzo settore in progetti di forte impatto sociale.

Diversi studi indipendenti, tra cui ricerche dell’Università di Oxford e del John Jay College of Criminal Justice di New York, hanno già evidenziato risultati incoraggianti sull’efficacia del programma. Ora Twinning Project ETS è in dialogo con università italiane per avviare analisi analoghe anche nel nostro Paese.

In un tempo in cui il carcere rischia di restare un luogo di esclusione permanente, iniziative come questa ricordano che la pena può e deve essere anche occasione di riscatto. E che lo sport, quando è vissuto come strumento educativo e relazionale, può diventare una palestra di umanità, capace di restituire fiducia, responsabilità e futuro.