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Due giovani volontari della Fondazione "Band degli Orsi" che sostiene i pazienti dell'ospedale pediatrico Gaslini di Genova e le loro famiglie
C’è un’altra rete, accanto a quella fatta di strade e infrastrutture, che percorre l’Italia da Nord a Sud: si muove più lentamente ed è fatta di mani che si tendono e di tempo donato. È la rete della solidarietà costruita da chi lavora lungo le autostrade: ingegneri, impiegati, viabili, che si impegnano in progetti sociali nei territori attraversati. Dal 2006, all’interno di Autostrade per l’Italia (Aspi), esiste infatti il Comitato Progetto di Solidarietà e Promozione Sociale: un organismo nato per dare spazio e sostegno alle iniziative di volontariato promosse dagli stessi dipendenti.
In quasi vent’anni di attività, il comitato ha sostenuto circa cento associazioni in tutta Italia, distribuendo oltre tre milioni di euro. Un modo per restituire qualcosa ai territori in cui l’azienda opera, intrecciando il lavoro quotidiano con l’impegno civico. Il Gruppo mette inoltre a disposizione dei dipendenti delle società aderenti al Contratto collettivo nazionale dei trasporti fino a 16 ore annue di volontariato retribuito, alle quali si aggiungono ulteriori ore dedicate a iniziative di volontariato organizzate internamente. Attraverso la banca solidale, invece, i dipendenti possono cedere volontariamente e gratuitamente ore di permesso o ferie maturate a colleghi che si trovano in situazioni di grave necessità o che hanno figli minori bisognosi di cure continuative.


Uno degli spazi dove si svolgono le attività educative di Band degli Orsi
I progetti promossi da Aspi attraversano l’Italia. A Genova, la Fondazione Band degli Orsi accompagna i bambini ricoverati all’Ospedale pediatrico Gaslini e le loro famiglie. Con il progetto “Autostrada dell’infanzia”, sostenuto dal comitato, la fondazione lavora sull’aspetto più fragile della malattia: il vissuto emotivo dei piccoli pazienti. I bambini vengono aiutati a elaborare le paure e a mantenere relazioni e affetti durante la degenza. Accanto a loro, anche i genitori ricevono sostegno psicologico per affrontare un percorso spesso difficile. “Esserci, sempre” è il motto della Fondazione, e riassume bene lo spirito del progetto.
Una delle dipendenti impegnata in questo progetto è Elisa Greco: «La fortuna che ho avuto, come dipendente di Autostrade per l’Italia e volontaria della Band degli Orsi da 15 anni, è stata quella di poter unire queste due dimensioni della mia vita», spiega, «ho trovato un ambiente attento al valore sociale del volontariato, capace di sostenerlo, che mi ha permesso di portare nel mio lavoro la sensibilità maturata accanto ai bambini e alle loro famiglie. Sentire che l’azienda sostiene chi si impegna per gli altri ha rafforzato il mio senso di appartenenza e il valore che attribuisco a ogni ora dedicata a chi ne ha davvero bisogno».


La seconda tappa della rete solidale conduce a Castellazzo Bormida (Alessandria). Qui opera la Cooperativa “Il Cavaliere Blu”, che da anni lavora con persone con disturbo dello spettro autistico e con le loro famiglie. Il progetto supportato dal comitato “Strada Facendo” offre percorsi di educazione, assistenza e inclusione a livello locale, ma anche momenti di sensibilizzazione nelle scuole. L’obiettivo è costruire una cultura dell’ascolto e della comprensione. La cooperativa, con l’aiuto di Aspi, prova a dare una risposta concreta per migliorare con attività di pet therapy, fattoria didattica e parent training il benessere psicofisico dei destinatari diretti e sostenere i loro caregiver.
Nel Mezzogiorno, ad Aiello del Sabato (Avellino), la solidarietà prende la forma di una casa. Il progetto “Semi di Autonomia” della Cooperativa sociale Demetra offre ospitalità temporanea a donne vittime di violenza e ai loro figli. È uno spazio di transizione, ma soprattutto di ricostruzione: qui le donne che escono dai centri antiviolenza trovano accoglienza, supporto psicologico e percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. L’obiettivo è semplice e radicale: restituire libertà e indipendenza.
Il filo che unisce questi progetti non è solo l’immagine di un’azienda che investe risorse in iniziative solidali, ma quella di una comunità di lavoratori che sceglie di impegnarsi, con la volontà di restituire qualcosa alla collettività.






