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C’è una Palermo che non compare nelle cronache nere della sera. Non è la Palermo dei regolamenti di conti, dei quartieri abbandonati, delle saracinesche mezze abbassate e dei ragazzi che crescono senza un adulto che li guardi davvero negli occhi. È un’altra città. Sta dietro un murale colorato a Danisinni, dentro una palestra popolare dove i pugni servono a scaricare rabbia e non a produrre violenza, accanto a un orto sociale che profuma di terra bagnata e gelsomino. Ed è da lì che parte “Aziende di valore – Il bene che lavora”, la nuova serie podcast di Famiglia Cristiana curata dal giornalista Luca Cereda.
Il podcast sceglie una strada poco battuta: raccontare l’impresa non come macchina astratta di profitto, ma come forza capace di generare comunità, relazioni e cambiamento sociale. Il primo episodio è dedicato a Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale ETS e al progetto “Traiettorie Urbane”, nato a Palermo per dare ai giovani qualcosa che spesso manca: spazi, fiducia e possibilità.
Il poodcast accompagna l’ascoltatore dentro una storia corale, costruita con il passo lento del reportage e il respiro umano delle testimonianze. Non c’è retorica. Non c’è l’oleografia della “periferia difficile” buona per i convegni. Ci sono invece voci vere. Come quella di Francesca Magliulo, direttrice della fondazione, che racconta come tutto sia nato nel pieno della pandemia: «Ci siamo chiesti cosa potessimo fare di più. Avevamo mezzi, energie, responsabilità». Da lì nasce EOS, Orizzonte Sociale. Un nome scelto non a caso. “Eos” è l’aurora nella mitologia greca. E in quei mesi, spiega Magliulo, «mancava proprio l’orizzonte».


Il cuore del podcast è Palermo. Una città che nel racconto del podcast smette di essere fondale e diventa protagonista viva. “Traiettorie Urbane” ha unito sei quartieri popolari, coinvolto quasi undicimila ragazzi, formato educatori, creato reti tra scuole, parrocchie, associazioni e famiglie. Ma soprattutto ha prodotto una cosa rara: continuità.
Perché uno dei temi più forti della puntata è proprio questo. I progetti sociali spesso brillano per un attimo e poi evaporano insieme ai finanziamenti. Qui invece il seme ha attecchito. Lo racconta Margherita Chinnici, giovane anima dell’impresa sociale FuoriCentro, nata proprio dall’esperienza di Traiettorie Urbane. La sua è forse la voce più potente dell’intero episodio. Parla di Palermo con la durezza e l’amore di chi avrebbe potuto andarsene per sempre e invece è tornata. «Il contributo che puoi dare fuori da casa tua può essere importante», dice, «ma non avrà mai lo stesso valore che può avere a casa propria».


Dentro questa frase c’è il cuore del podcast. La responsabilità sociale non come operazione cosmetica, ma come scelta di restare. Di investire nelle relazioni. Di dare ai ragazzi non assistenza, ma protagonismo. Cereda lo fa emergere senza mai alzare la voce, lasciando spazio alle storie e ai silenzi giusti.
Poi arriva Fra Mauro, frate e psicologo, uno di quei personaggi che sembrano usciti da un romanzo civile italiano. A Danisinni ha costruito orti sociali, laboratori artigianali, una biblioteca di quartiere, persino una fattoria comunitaria con asini, capre e cavalli. Racconta un quartiere “invisibile”, schiacciato sotto il livello della città e dimenticato da Palermo stessa. Eppure oggi lì accade qualcosa. I ragazzi imparano mestieri, fanno pugilato, dipingono murales, costruiscono comunità.


Le sue parole hanno il tono concreto di chi conosce il dolore sociale senza trasformarlo in sociologia da salotto. «I ragazzi pagano il prezzo più alto», spiega parlando della violenza giovanile. E aggiunge che la risposta non può essere soltanto controllo e repressione. Servono ascolto, spazi, adulti credibili.
È qui che “Aziende di valore” trova la sua cifra narrativa migliore. La puntata intreccia le testimonianze come farebbe un cronista che conosce il peso delle parole. Le lascia respirare. Non sovrascrive le emozioni.
Il risultato è un podcast che parla di imprese ma in realtà parla soprattutto di esseri umani. Di giovani che chiedono di essere ascoltati. Di adulti che scelgono di esserci. Di città che possono rinascere se qualcuno smette di guardarle dall’alto e decide di attraversarle davvero.
Nel panorama dei podcast italiani sul sociale e sulla corporate responsibility, “Aziende di valore – Il bene che lavora” – che si ascolta su Spotify, Spreaker e Apple Podcasts – si distingue proprio per questo: evita il linguaggio freddo dei bilanci ESG e sceglie invece la strada della narrazione civile. La responsabilità sociale qui non è un documento PDF pieno di numeri. È una ragazza che torna a Palermo perché sente che lì può fare la differenza. È un frate che trasforma una periferia in una comunità. È un’impresa che decide di non limitarsi a finanziare un progetto, ma di entrarci dentro, imparando dal territorio.
E forse è proprio questa la lezione più interessante del podcast di Famiglia Cristiana curato da Luca Cereda con Michele Tutone in regia: il bene, quando lavora davvero, non produce soltanto risultati. Produce appartenenza.




