Non è soltanto una scuola di cucina. È un luogo dove talento, fragilità e desiderio di riscatto si incontrano attorno a un banco di lavoro. La Scuola di Fondazione Barilla, nata nel 2023, accompagna giovani under 30 provenienti da situazioni di difficoltà economica e sociale verso una professione concreta nel mondo della ristorazione. Il progetto offre gratuitamente un percorso di alta formazione culinaria che unisce tecnica, cultura del cibo, sostenibilità ambientale e inserimento lavorativo. Gli studenti e le studentesse selezionati non devono sostenere alcun costo: vengono accompagnati in ogni fase, dalla formazione allo stage retribuito presso ristoranti, bistrot e realtà della grande distribuzione organizzata.

Dopo otto settimane di formazione intensiva a Parma, nella sede di Academia Barilla, per i partecipanti arriva il momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. È il passaggio in cui quanto imparato in aula e in cucina si misura con la realtà delle brigate professionali.

Le storie dei partecipanti

La quarta edizione della Scuola coinvolge dieci giovani tra i 18 e i 30 anni arrivati da percorsi di vita molto diversi, accomunati dalla volontà di costruirsi un futuro attraverso la cucina. C’è Oualid, 18 anni, di origini marocchine, il più giovane della classe. Ama cucinare, soprattutto ricette italiane, e sogna di crescere professionalmente nella ristorazione: «Voglio sviluppare competenze professionali che mi permettano di crescere nel settore della cucina», racconta.

Aya, 25 anni, è arrivata in Italia dalla Tunisia da sola, affrontando un viaggio difficile e trovando accoglienza attraverso un progetto SAI. Dopo aver interrotto gli studi universitari per difficoltà familiari e aver svolto diversi lavori, ha scelto la cucina come nuova possibilità di vita: «Voglio acquisire competenze che mi permettano di costruire un percorso stabile nel settore», spiega. Salif, 18 anni, è nato e cresciuto in Gambia. È arrivato in Italia dopo un lungo viaggio durato un anno, ha imparato la lingua e oggi frequenta il primo anno dell’istituto alberghiero: «Il mio sogno è lavorare nella ristorazione e costruirmi un futuro stabile», dice. Martina, 22 anni, dopo aver frequentato l’alberghiero e aver vissuto alcune difficoltà personali e familiari, ha lavorato anche nella grande distribuzione. La passione per la cucina, soprattutto per la pasta, l’ha spinta a tornare a formarsi. Hassan, 25 anni, originario del Ciad, è arrivato in Italia come rifugiato dopo aver perso i genitori a causa di un conflitto armato. La cucina, che ama fin da bambino, è diventata per lui una strada di futuro. Michele, 19 anni, rimasto orfano di entrambi i genitori, vive con i nonni e ha già maturato esperienze come aiuto cuoco. La Scuola rappresenta per lui l’occasione per consolidare le proprie competenze e trovare stabilità. Cristina, 19 anni, ha frequentato l’istituto alberghiero e lavorato nella ristorazione come cameriera e barista. Ora vuole approfondire le basi della cucina per costruire il proprio percorso professionale.

Antonio, 30 anni, nato in Camerun, è padre di un bambino di tre anni. Dopo essere arrivato in Italia e aver vissuto attraverso il sistema di accoglienza SAI, ha scelto di investire sulla sua passione per la cucina: «La formazione è uno strumento fondamentale per costruire nuove opportunità professionali», racconta. Mattia, 18 anni, cresciuto a Cernusco sul Naviglio, dopo alcune difficoltà scolastiche e familiari ha scoperto la cucina grazie a un tirocinio in un ristorante gestito da una cooperativa sociale: «Ho trovato un ambiente stimolante, dove imparare tecniche nuove ma anche comprendere meglio il valore del cibo, della sostenibilità e del lavoro di squadra», dice. Giuseppe, 27 anni, arriva dalla Calabria. Dopo anni di lavoro come barman e cameriere vuole specializzarsi e aprirsi nuove possibilità professionali.

Otto settimane per imparare un mestiere

Il percorso formativo alterna lezioni teoriche, pratica quotidiana in cucina, laboratori e incontri con professionisti del settore. La parte didattica è costruita con il contributo del comitato scientifico di Fondazione Barilla e con l’apporto del professor Riccardo Valentini, docente di Ecologia all’Università della Tuscia, premio Nobel per la pace con l’IPCC, che ha integrato nel programma una forte attenzione ai temi ambientali e alla responsabilità lungo tutta la filiera alimentare. A coordinare la formazione pratica è lo chef Alberto Gipponi, tra le voci più innovative della cucina italiana contemporanea. Gli studenti partecipano anche a masterclass e visite didattiche in realtà di eccellenza, tra cui il laboratorio di gelateria Ciacco a Milano e la trattoria I Due Platani di Parma, confrontandosi con tecniche e modelli professionali diversi.

«Il talento può emergere ovunque»

«La Scuola di Fondazione Barilla nasce dalla convinzione che il talento e la motivazione possano emergere in ogni contesto, se accompagnati da opportunità formative di qualità», spiega Matteo Pauri, direttore di Fondazione Barilla, «formiamo una nuova generazione di professionisti della cucina consapevoli, capaci di coniugare competenze tecniche e attenzione all’impatto ambientale e sociale: veri ambasciatori culturali. Attraverso la loro esperienza nelle cucine di ristoranti e gastronomie in tutta Italia potranno diffondere pratiche responsabili e contribuire a trasformare il settore dall’interno».

Per lo chef Alberto Gipponi, direttore didattico della Scuola, la formazione non riguarda soltanto le tecniche culinarie: «Formare un cuoco oggi significa trasmettere competenze tecniche, ma anche consapevolezza, capacità di lavorare in gruppo e attenzione al valore delle materie prime», spiega, «in queste otto settimane studenti e studentesse hanno vissuto un percorso organizzato come un campus, con lezioni, esperienze sul campo e confronto con professionisti provenienti da tutta Italia. Lo stage è il momento in cui questo patrimonio di conoscenze incontra la realtà del lavoro».

I numeri

In quattro anni la Scuola di Fondazione Barilla ha formato 53 giovani provenienti da tutta Italia, costruendo una rete di collaborazione tra organizzazioni sociali, aziende e professionisti della ristorazione. 39 i docenti e professionisti coinvolti mentre sono stati i 12 partecipanti inseriti professionalmente attraverso i partner negli ultimi due anni.Tra i partner che accompagnano il progetto ci sono realtà come Esselunga e Fondazione Megamark, insieme alla Croce Rossa Italiana, che contribuisce all’individuazione dei candidati attraverso la propria rete territoriale.

Una cucina che guarda al futuro

La sfida della Scuola di Fondazione Barilla è dimostrare che la formazione può diventare uno strumento concreto di inclusione sociale. Dietro ogni piatto non ci sono soltanto ingredienti e tecniche, ma persone, storie e possibilità. I giovani cuochi formati a Parma portano nelle cucine italiane un patrimonio fatto di competenze, esperienze e consapevolezza.