Nessuna sorpresa, dai dati ISTAT appena pubblicati sui matrimoni: si conferma un calo del numero complessivo, pari a 173.272 (nel 2024), e anche i dati gennaio-settembre 2025 segnalano un ulteriore calo (-5,9%), «a conferma – come scrive ISTAT - di un ridimensionamento della nuzialità che non ha conosciuto soste negli ultimi quarant’anni».

Ci si sposa sempre di meno, insomma, nel nostro Paese, e questo anche oltre la diminuzione della popolazione più giovane: già ci sono meno giovani uomini e donne “in età da marito”, ma tra questi è minore anche la percentuale di chi si sposa. Del resto, questa crisi strutturale e progressiva del matrimonio è confermata anche dal dato sulle prime nozze: un quarto di questi matrimoni, infatti, sono seconde nozze, e quindi le coppie al primo matrimonio sono solo 130.488, in calo del 6,7% sul 2023.

Quello che alcuni sociologi francesi chiamavano démariage, cioè fare famiglia senza matrimonio, è sempre più presente: sul versante opposto, come ricorda sempre l’ISTAT, «le libere unioni sono quasi quadruplicate tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2023-2024 (da circa 440mila a più di un milione e 700mila), un incremento da attribuire soprattutto a quelle di celibi e nubili». Si conferma l’allarme lanciato dal Rapporto Cisf 2020, il consolidarsi di una società “post-familiare”, che pensa di poter fare a meno della famiglia, e quindi anche del matrimonio. Del resto, sono le stesse nuove generazioni a credere sempre meno nel matrimonio, al punto che «la quota di giovani che resta nella famiglia di origine fino alla soglia dei 35 anni è pari al 63,3% (nel 2012 era il 61,2%). Questa protratta permanenza comporta un effetto sul rinvio delle prime nozze [che] porta l’età media alle prime nozze a 34,8 anni per gli uomini (+0,1 decimi di anno sul 2023) e a 32,8 anni per le donne (+0,1). Nel 2011 erano rispettivamente 32,6 e 30,1 anni, nel 2015 33,3 e 30,9 anni, nel 2019 33,9 e 31,7 anni». Oltre a sposarsi di meno, quindi, ci si sposa sempre più tardi (con implicazioni dirette anche sulla natalità, peraltro).

L'età media delle persone che si uniscono in matrimonio si sta alzando sempre di più (Getty Images)

Queste relazioni matrimoniali sono sicuramente più fragili di un tempo: le separazioni nel 2024 sono state 75.014 (pur in calo rispetto al 2023); ben oltre la metà del numero dei primi matrimoni, quindi, e di queste circa tre quarti con modalità consensuale (senza quindi un contenzioso che sfocia in Tribunale): legami più liquidi che solidi, che si rompono facilmente e spesso si ricompongono in nuove nozze o in nuovi contesti di convivenza: una conferma che è sempre più diffusa l’idea che si può fare famiglia senza passare dal matrimonio. Sempre in tema di fragilità del legame, la forma prevalente di gestione patrimoniale è sempre di più la separazione dei beni, mentre la comunione fiscale dei beni è sempre più marginale: il che appare peraltro adeguatamente prudente, visto il grado di conflittualità in caso di separazione: «la scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni (74,8%) si conferma elevata (74,3% nel 2023) e in crescita rispetto al passato (40,9% nel 1995 e 62,7% nel 2008)». In effetti fare famiglia tramite il matrimonio dal punto di vista fiscale o patrimoniale offre ben pochi vantaggi o tutele, quasi a confermare che in fondo «il legame di coppia è cosa privata, e non una risorsa sociale su cui investire».

Un ultimo dato, stimolante e per certi versi in controtendenza, riguarda le famiglie con almeno un partner straniero, che sono state 29.309 (il 16,9% sul totale dei matrimoni). Tra questi oltre due terzi (21.002 casi) sono matrimoni misti (in prevalenza sposo italiano con sposa di cittadinanza non italiana). Qui almeno due nodi: in primo luogo, così come per la natalità, il bilancio dei matrimoni nel nostro Paese sarebbe ancora più deficitario, senza il contributo delle persone “non italiane” che vivono in Italia. In secondo luogo, oltre ventimila coppie diventano ogni anno un laboratorio vivente di integrazione, ben oltre la capacità del nostro sistema politico e comunicativo di generare e strutturare una società inclusiva. Dal basso e da vicino, in altre parole, pur senza nascondere le oggettive difficoltà di questi progetti matrimoniali misti, lo straniero è sempre meno un diverso da cui restare distanti: al punto che posso anche sposarmelo/a!