Anche il sovraffollamento delle carceri italiane, seppur un'emergenza costante, impallidisce di fronte alla condizione dei detenuti camerunensi a cui la Comunità di Sant'Egidio, sempre attenta alle necessità degli "ultimi", ha dedicato un progetto tanto semplice quanto essenziale. Già, perchè in un Paese in cui la fame è ancora un problema reale, è facile figurarsi cosa può accadere nell'inferno di una prigione dimenticata. Da qui, dunque, l'idea, subito tramutata in fatti concreti com'è nello stile dell'associazione, di costruire e donare un mulino ai detenuti del carcere di Tchollirè, una piccola cittadina situata nel Nord del Camerun.
Risultato? La risposta è tutta nelle parole di Luc, "ospite" di lunga data che sta scontando la propria pena: «Oggi possiamo mangiare ogni giorno grazie alle azioni della Comunità che per anni è sempre stata attenta alla nostra sofferenza». Quella del cibo ai prigionieri è da diverso tempo una delle priorità dell'associazione nei Paesi africani. Proprio come a Tchollirè dove, grazie al provvidenziale mulino donato, è ora possibile macinare la farina di miglio con cui vengono preparati i pasti. Dopo esser stati costretti, loro malgrado, a digiunare per interminabili giorni, i detenuti hanno ricominciato a mangiare.
Risultato? La risposta è tutta nelle parole di Luc, "ospite" di lunga data che sta scontando la propria pena: «Oggi possiamo mangiare ogni giorno grazie alle azioni della Comunità che per anni è sempre stata attenta alla nostra sofferenza». Quella del cibo ai prigionieri è da diverso tempo una delle priorità dell'associazione nei Paesi africani. Proprio come a Tchollirè dove, grazie al provvidenziale mulino donato, è ora possibile macinare la farina di miglio con cui vengono preparati i pasti. Dopo esser stati costretti, loro malgrado, a digiunare per interminabili giorni, i detenuti hanno ricominciato a mangiare.



