Tre ragazzi si presentano in un ristorante dopo l’ora di chiusura. Provano gentilmente a chiedere se il ristoratore può servire lo stesso il pranzo. Il ristoratore accetta, prepara polpette al ragù e un po’ di genovese. I ragazzi mangiano nei tavolini all’esterno e poi, per ricambiare la gentilezza, sparecchiano e puliscono il tavolo.

Un episodio banale, corredato da un video, ma che ha meritato la prima pagina del più diffuso quotidiano nazionale e di conseguenza è stato ripreso da molte altre testate. È accaduto a Caserta, al ristorante Da Biso Family. È stato lo stesso ristorante a diffondere il reel, commentandolo così: «Vi metto il video perché siete di esempio per una società ormai devota al marcio. Grazie ragazzi, sia da parte mia sia da parte di tutta la gente per bene come voi».

I giovani fanno notizia spesso quando sono protagonisti di episodi negativi: risse, accoltellamenti, baby gang, maleducazione, bullismo. È la legge della notizia, quella che si impara alla prima lezione di giornalismo: fa più notizia un uomo che morde un cane di un cane che morde un uomo.

E in tempi di caccia selvaggia ai click, questo fenomeno della comunicazione, che tende a evidenziare in particolare gli episodi di cronaca con tinte nere, rischia di far associare al lettore i giovani a una serie di disvalori e comportamenti esecrabili, se non proprio criminali. Andando ad amplificare quel fenomeno tipico delle vecchie generazioni verso le nuove generazioni, che non comprendono e che quindi giudicano negativamente in toto. Come d’altronde diceva già un sacerdote dell’antico Egitto 2000 anni prima di Cristo «Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico, i nostri ragazzi non ascoltano più i loro genitori, la fine del mondo non può essere lontana».

E invece, come per ogni generazione, anche tra io giovani di oggi ci sono ombre, ma anche luci, che rischiamo di spegnere sul nascere se ci rapportiamo a loro con l’idea che ormai siano privi di valori, di rispetto per la legge e per il prossimo, incapaci di generosità, slanci, solidarietà. Anche solo di buona educazione.

Ecco perché una notizia come questa dovrebbe farci fermare a pensare. Perché non si tratta di un caso isolato, un altro cane che morde l’uomo, ma della normalità, oggi come ieri, di tanti ragazzi. A cui dovremmo guardare con fiducia e non con sospetto, come ci insegnano anche la psicologia e la pedagogia, e la nostra fede cristiana: la fiducia è generativa e attiva in chi se ne sente investito tutto il meglio che c’è in lui. Il giudizio, lo stigma, nati magari anche solo banalmente dalla paura, se non da quel sentimento sempre più comune di esaltazione di sé, chiamiamolo narcisismo, che va tanto di moda.

E i giovani meritano la nostra fiducia. Ci stupiranno.