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«Consapevolezza micologica ed escursionistica sono importanti. Andar per boschi pensando di conoscere i funghi, il cosiddetto “fai da te”, è bene evitarlo per motivi legati alla sicurezza alimentare, ma anche per non trovarsi in posizioni pericolose». Nicolò Oppicelli, genovese, micologo accreditato divulgatore scientifico, invita alla prudenza. «Svegliarsi all’alba e andar per funghi è un richiamo ancestrale per alcuni, una caccia al tesoro per altri. Distinguerei l’amore per la natura e il senso etico indipendentemente che si trovino funghi dal comportamento, sempre più frequente, di chi pensa solo al cestino pieno infischiandosene dei divieti. Queste ultime situazioni fanno arrabbiare perché diventa evidente la mancanza di rispetto per il bosco e l’ingordigia. Pensano di essere più furbi della guardia forestale».
La normativa prevede un massimo di tre chili al giorno a testa e vieta la raccolta notturna, anche se esistono deroghe regionali per alcune tipologie, come i chiodini. E sono vietati anche sacchetti di plastica, rastrelli e uncini: si devono usare solo contenitori rigidi e ben aerati, come cestini di vimini, legno o borse a rete.


La sua passione nasce in famiglia. «Andavo per funghi con mio papà e mio nonno, anche se ero io a spronarli invece di andare a giocare al parco con gli amici. Proprio per questo sono stato un po’ emarginato dal gruppo. Mio figlio a tre anni e mezzo conosce i nomi delle piante e si meraviglia a guardare un ragno», racconta. «Cerco un valore emotivo quando vado per boschi. La gioia più grande per un vero cercatore è trovare un fungo nuovo, magari con una bontà dal punto di vista culinario, che alimenta una biodiversità micologica. I porcini restano i funghi più nazional popolari: se li trovo li metto in padella, ovvio, ma non è il senso della mia ricerca. Ci sono funghi che si vedono una volta nella vita anche con trent’anni di esperienza».
Le specie sono tra 2,2 e 3,8 milioni, ma il regno resta poco esplorato. «I funghi simbionti vivono in simbiosi con le piante vive, invece i saprotrofi si cibano di materia organica morta in decomposizione e svolgono il ruolo ecologico fondamentale di “spazzini” della natura. Esistono specie allucinogene studiate clinicamente per il trattamento degli stati depressivi. Il maleodorante fungo lanterna, dalla spettacolare gabbia geometrica rosso acceso, attira le mosche per disperdere le spore. Ci sono strategie molto particolari nei funghi. Bisogna saperli riconoscere altrimenti si rischiano intossicazioni e nei casi più gravi possono essere letali nel giro di poche ore. L’esperienza si fa sul campo a stretto contatto con i gruppi micologi». I casi studio arrivano oltre i tremila metri di quota dove c’è un minimo di vegetazione rupestre; i porcini anche oltre i 2.100. Il cambiamento climatico è un problema serio. Conclude: «I corpi fruttiferi sono composti per il 90% di acqua e risentono pesantemente dei periodi siccitosi, ma anche l’eccesso di pioggia può alterarne il delicato ciclo vitale e comportare l’insorgenza di muffe parassitarie e marciumi».
Si pensa sempre a quanto è affascinante andare per funghi, ma si sottovaluta spesso l’ambiente in cui ci si inoltra. Nel 2025 la ricerca di funghi ha rappresentato il 3,2% degli interventi del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico e nelle ultime settimane oltre 150 sono stati effettuati per cercatori di funghi. I pericoli principali sono: cadute, scivolate, perdita di orientamento, dirupi e frane. Pioggia e maltempo aumentano i rischi. «Fondamentale equipaggiarsi nel modo appropriato: meglio scarponcini da trekking che stivali di gomma o scarpe da città e, possibilmente, pantaloni lunghi per evitare graffi e zecche», raccomanda Fabrizio Masella, 56 anni, tecnico del Cnsas. Cercare a testa bassa può far perdere l’orientamento: utile studiare il percorso prima di partire da casa. Indispensabile avere il cellulare carico e un’app per la localizzazione come GeoResQ, applicazione del Soccorso alpino, che permette di inviare un allarme con la propria posizione e attivare Tracciami. Ma se ci si perde, bisogna chiedere aiuto subito, senza aspettare che faccia buio.


COSE DA SAPERE: EQUIPAGGIAMENTO, NORME E SALUTE
Attrezzatura
- Scarponcini da trekking.
- Pantaloni lunghi.
- Telefono cellulare carico, possibilmente con app GeoResQ installata.
Cose da ricordare
- Effettuare uscite in due o più persone, mai da soli.
- Documentarsi sul luogo e i suoi pericoli prima di partire.
- I funghi vanno trasportati dentro contenitori rigidi e aerati, come i cestini di vimini. Non usare sacchetti di plastica che fanno marcire o fermentare i funghi.
- I funghi devono essere interi, freschi e puliti sommariamente e non tagliati o alterati, così che il micologo possa riconoscerne ogni parte.
Se non si è esperti:
- Non affidarsi ad app per smartphone o a consigli di utenti sui social media basati su semplici foto. Non consumare funghi raccolti senza averli prima fatti controllare da un micologo professionista presso gli ispettorati micologici delle aziende sanitarie locali, anche perché i funghi sono mutevoli o ingannevoli per somiglianza fra specie e variazioni ambientali.
Serve il patentino
per raccogliere i funghi?
- Sì, in alcune regioni è obbligatorio seguire un corso di formazione micologica e ottenere un tesserino di idoneità per poter raccogliere i funghi.
- In altre aree basta un permesso di raccolta che si ottiene con il pagamento di un contributo giornaliero, stagionale o di residenza.




