Quando prendi in mano una penna per scrivere le tue prime parole su un foglio di carta, o quando calci il pallone per la prima volta, inconsapevolmente lo fai con il tuo lato forte: o quello di destra, molto più comune, o quello di sinistra. Esistono una serie di fattori scientifici che portano un individuo ad essere mancino, come una predisposizione genetica ancora in gran parte misteriosa, una diversa organizzazione degli emisferi cerebrali — con il destro, anziché il sinistro, spesso protagonista nel controllo del linguaggio e dei movimenti — e persino alcune influenze legate alla vita prenatale, che already nel grembo materno sembrano orientare la preferenza verso un lato piuttosto che l’altro

I mancini, per come li conosciamo negli sport, hanno molto spesso quel tocco in più che fa fare cose straordinarie. Vale per Lionel Messi, che a 39 anni (!) sta dipingendo calcio sulla tela degli stadi delle Americhe con il suo piede fatato, valse per Diego Armando Maradona, eroe argentino che con la tecnica del suo piede sinistro ha fatto innamorare del calcio tutti coloro che abitano all’ombra del Vesuvio.

Il commissario tecnico della nazionale argentina di calcio, Diego Armando Maradona, durante una sessione di allenamento della squadra in vista della partita dei Mondiali 2010 contro la Germania a Pretoria, in una immagine del 01 luglio 2010. ANSA/KERIM OKTEN/ARCHIVIO
Il commissario tecnico della nazionale argentina di calcio, Diego Armando Maradona, durante una sessione di allenamento della squadra in vista della partita dei Mondiali 2010 contro la Germania a Pretoria, in una immagine del 01 luglio 2010. ANSA/KERIM OKTEN/ARCHIVIO
Diego Armando Maradona (EPA)

Ma non solo calcio: anche nel tennis i mancini hanno scritto pagine indelebili di storia. Lo sa bene chi ha avuto la fortuna e possibilità di ammirare John MC Enroe scrivere la storia sul centrale di Wimbledon con la sua racchetta salda nella mano sinistra. O più recentemente chi ha ammirato sul Court Philippe-Chatrier Rafa Nadal vincere per 14 volte il Roland Garros grazie al suo mancino delizioso.

epa11729636 Rafael Nadal of Spain reacts in his match against Botic Van de Zandschulp of the Netherlands during the Davis Cup quarterfinal between Netherlands and Spain at the Jose Maria Martin Carpena Sports Palace in Malaga, Spain, 19 November 2024. EPA/Daniel Perez
epa11729636 Rafael Nadal of Spain reacts in his match against Botic Van de Zandschulp of the Netherlands during the Davis Cup quarterfinal between Netherlands and Spain at the Jose Maria Martin Carpena Sports Palace in Malaga, Spain, 19 November 2024. EPA/Daniel Perez
Rafael Nadal (EPA)

Il fascino del mancino non si esaurisce tra i campi in terra rossa e i prati verdi: anche il parquet ha reso omaggio a questa genia di predestinati. Basti pensare a Chris Paul, il "Point God" che con la sinistra ha imbastito assist chirurgici per vent'anni di NBA, o a Bill Russell, gigante buono di Boston che con quella mano ha costruito un impero fatto di undici anelli.

Cambiando ring, è impossibile non inchinarsi davanti a Manny Pacquiao, il "Pac-Man" filippino che ha fatto della sua guardia mancina, la classica postura da southpaw, un incubo per chiunque gli si parasse di fronte: otto titoli mondiali in altrettante categorie di peso, un record che difficilmente vedremo ripetersi, scritto a suon di ganci sinistri capaci di spegnere la luce agli avversari in una frazione di secondo.

E infine la scherma, dove l'Italia ha avuto la fortuna di annoverare tra le sue fila Valentina Vezzali, mancina purosangue capace di dominare la fioretto mondiale per quasi due decenni, trasformando ogni assalto in una lezione di tempismo e istinto, doti che — non a caso — sembrano appartenere quasi per diritto di nascita a chi impugna con la sinistra