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L'ex presidente colombiano Juan Manuel Santos, presidente di The Elders, e Robert Socolow, professore emerito del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell'Università di Princeton, rivelano la posizione della lancetta dei minuti dell'Orologio dell'Apocalisse
Ottantacinque secondi alla mezzanotte. È questa la nuova posizione del Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse creato dal Bulletin of the Atomic Scientists per indicare, in forma simbolica, la distanza dell’umanità dalla propria autodistruzione. Si tratta del punto più avanzato mai raggiunto dalle lancette, quattro secondi più vicino rispetto allo scorso anno, e riflette – secondo gli scienziati – un accumulo di rischi senza precedenti.
L’annuncio arriva in un contesto internazionale definito sempre più instabile, segnato dall’escalation nucleare, dalla crisi climatica, dall’uso improprio delle nuove tecnologie e dal collasso della fiducia nell’informazione. La decisione è stata presa dopo consultazioni con un consiglio scientifico che include otto premi Nobel.
Ma cos’è davvero l’Orologio dell’Apocalisse e cosa rappresenta? Lo ha spiegato in un’intervista di qualche anno fa sulla newsletter dell’Università Milano-Bicocca Luca Mocarelli, professore ordinario di storia dell’economia, che ne ricostruisce origine, funzionamento e significato.
Un orologio nato nell’era nucleare
«Il cosiddetto Orologio dell’Apocalisse è stato creato da alcuni scienziati statunitensi coinvolti nel progetto Manhattan», ha spiegato Mocarelli, ricordando come molti di loro fossero profondamente contrari all’uso dell’arma nucleare contro gli esseri umani, nonostante il loro ruolo nella sua realizzazione. Proprio da questa consapevolezza nacque l’esigenza di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui rischi inaugurati dall’era atomica.
L’orologio comparve per la prima volta nel giugno 1947 sulla copertina del Bulletin of the Atomic Scientists, con le lancette posizionate a sette minuti dalla mezzanotte, scelta come simbolo del punto di non ritorno dell’umanità. «L’obiettivo era esprimere in modo immediatamente percepibile il radicale cambiamento del livello di rischio in cui l’umanità si trovava a vivere», sottolinea Mocarelli. L’orologio esiste realmente e si trova negli uffici del Bulletin, presso il Keller Center dell’Università di Chicago.


Come si muovono le lancette
Il meccanismo che regola lo spostamento delle lancette è deliberativo, non matematico. «Il board della rivista, oggi composto da 18 esperti di diverse competenze – dalla politica alla diplomazia, dalla storia militare alla scienza nucleare – si riunisce due volte all’anno», spiega il professore. In base all’evoluzione della congiuntura internazionale, nel mese di gennaio viene deciso se avvicinare o allontanare le lancette dalla mezzanotte.
Nel corso dei decenni la distanza è variata sensibilmente: il momento di massimo allontanamento si ebbe nel 1991, con 17 minuti alla mezzanotte, dopo la fine della Guerra fredda e la firma del primo trattato START per la riduzione delle testate nucleari. Al contrario, oggi si è arrivati al minimo storico.
Dalla bomba atomica al clima e alle tecnologie
Secondo Mocarelli, il progressivo avvicinamento alla mezzanotte registrato negli ultimi anni è legato anche a un cambiamento nei criteri di valutazione. «Inizialmente, e per decenni, l’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sul rischio nucleare», osserva. Il Bulletin voleva soprattutto spingere scienziati e decisori politici a riflettere sulle conseguenze delle proprie scoperte.
A partire dal 2007, però, lo spettro delle minacce è stato ampliato: accanto alla proliferazione nucleare sono entrati nel calcolo i cambiamenti climatici e le tecnologie dirompenti, in particolare nel campo della biosecurity e della cybersicurezza e, ultima, l’Intelligenza artificiale. «Si è ritenuto che ognuna di queste minacce avesse di per sé il potenziale di distruggere la civiltà e rendere la Terra inabitabile», spiega il professore.
Uno strumento di allerta, non una profezia
L’Orologio dell’Apocalisse non va interpretato come una previsione della fine del mondo. «Non bisogna attribuirgli alcun reale potere predittivo», avverte Mocarelli. Oggi, infatti, il concetto stesso di “mezzanotte” è più complesso rispetto all’epoca della Guerra fredda: nel caso del cambiamento climatico o della rivoluzione tecnologica, è difficile individuare un prima e un dopo netti, anche se esistono punti di non ritorno.
La funzione dell’orologio è piuttosto quella di un segnale di allarme. Mocarelli lo paragona ai canarini usati nelle miniere di carbone: «Non servivano a spaventare, ma a indicare un pericolo imminente e la necessità di un’azione immediata». Allo stesso modo, il Doomsday Clock richiama l’urgenza di interventi sempre più indifferibili «a difesa della vita sul pianeta».



