C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel attuale desiderio di andare in montagna. Solitamente la si cerca per il silenzio e per godere della natura incontaminata ma oggi la tendenza è quella di pretendere di raggiungerla senza fatica e di trovarsi in code chilometriche lungo i sentieri. La si cerca per sottrarsi alla confusione delle città e si finisce tutti nello stesso punto, davanti alla stessa vista, a fotografare la stessa montagna.

Le immagini delle file di turisti alle Tre Cime di Lavaredo sono diventate, più di tante statistiche, il simbolo di questo fenomeno. Una delle meraviglie delle Dolomiti si trasforma, nei periodi di maggiore afflusso, in una meta da raggiungere quasi obbligatoriamente, un luogo nel quale l’esperienza della montagna rischia di essere sostituita dall’esperienza della folla e, per molti, semplicemente una tacca da conquistare.

È l’altra faccia dell’overtourism, che non riguarda più soltanto Venezia, Firenze o le località balneari. Anche la montagna è diventata una destinazione di massa. E soprattutto è diventata una destinazione da consumare velocemente: si sale, si parcheggia, si percorre il sentiero più noto, si scatta la fotografia, si pubblica e si riparte.

Le località instagrammabili hanno aggiunto un ingrediente nuovo: un luogo diventa famoso perché lo vediamo continuamente sui nostri schermi e proprio quella fama porta nuove persone a raggiungerlo. Ma la montagna non può moltiplicare all’infinito le proprie risorse. Un sentiero ha una capacità di carico. Un parcheggio ha un limite. Un prato può essere calpestato fino a un certo punto. Un rifugio può accogliere un numero determinato di persone. E un ecosistema alpino, soprattutto in un momento di forte trasformazione climatica, è molto più fragile di quanto la sua apparente immensità possa far pensare.

L’alpinista Hervé Barmasse invita da tempo a cambiare prospettiva: la montagna non deve essere necessariamente cercata nei luoghi più famosi, perché spesso basta allontanarsi dalle mete più conosciute per ritrovare una dimensione diversa. È un invito semplice, ma contiene una piccola rivoluzione: non andare tutti nello stesso posto.

È bello che le persone amino la montagna. Il problema è quando l’amore per la montagna si trasforma in consumo. La montagna, tra l’altro, che immaginiamo immobile è, in realtà, un ambiente in trasformazione. Piero Carlesi, presidente del Comitato Scientifico Centrale del Cai, richiama l’attenzione proprio su questo elemento strutturale, l’instabilità crescente dell’ambiente montano. «Le montagne sono sempre destinate al crollo, ma su scale temporali lunghissime, oggi assistiamo a un’accelerazione impressionante». È il segnale di un ambiente che cambia più rapidamente, mentre ghiacciai, neve, acqua, rocce e vegetazione risentono delle temperature e delle trasformazioni climatiche. In un territorio già sottoposto a queste pressioni, aggiungere una presenza turistica concentrata e spesso poco consapevole significa aumentare la vulnerabilità.

Forse dobbiamo re imparare, le generazioni passate lo hanno sempre saputo, che la montagna non è sempre a portata di mano. Che per arrivare in un luogo bello è necessario camminare. Che il parcheggio non deve essere necessariamente a pochi metri dal panorama. Che non tutte le cime devono essere raggiunte in giornata. Che un sentiero meno conosciuto può essere più interessante di quello che abbiamo visto cento volte sui social.

Sono ambienti vivi, con boschi da attraversare senza lasciare rifiuti, pascoli da rispettare, animali da non disturbare, sentieri da non abbreviare tagliando i tornanti, comunità che devono poter continuare a vivere nei propri territori. E c’è una responsabilità che appartiene anche al visitatore.

Tra l’altro non mancano in Italia montagne e valli dove il silenzio è ancora parte del paesaggio, dove per incontrare una persona o raggiungere la vista di una cima bisogna camminare e dove la bellezza è una sorpresa.

E così, prima di metterci in coda per l’ennesima fotografia, proviamo a guardare la cartina, spostiamoci di qualche valle, scopriremo che la montagna più bella non è quella che tutti vogliono vedere e che la scelta di alternative, anche limitandoci al Nord del nostro Paese, è davvero vasta.

Ecco alcuni suggerimenti. In Trentino, per esempio, c’è la Valle del Vanoi, un territorio di boschi, piccoli paesi e sentieri dove la montagna conserva ancora una dimensione appartata. C’è la Val dei Mòcheni, con la sua storia, la sua identità culturale e i suoi paesaggi verdi. Sono luoghi che non hanno nulla da invidiare alle località più celebri della regione.

Il lago di Erdemolo in Trentino (2.000 metri di quota) in cima alla Valle dei Mòcheni, nel cuore della catena del Lagorai.
Il lago di Erdemolo in Trentino (2.000 metri di quota) in cima alla Valle dei Mòcheni, nel cuore della catena del Lagorai.
Il lago di Erdemolo in Trentino (2.000 metri di quota) in cima alla Valle dei Mòcheni, nel cuore della catena del Lagorai. (Getty Images)

In Veneto, l’Agordino dimostra che anche all’ombra di nomi famosissimi delle Dolomiti esistono territori meno congestionati. Lo stesso in Friuli Venezia Giulia, per esempio a Sauris nel cuore della Carnia, un borgo alpino appartato, tra boschi, pascoli e architetture tradizionali. E persino quando si scende verso l’Appennino, il versante meno frequentato del Gran Sasso offre spazi immensi, altopiani e paesini nei quali la montagna è davvero selvaggia.

E poi ci sono le valli meno celebrate del Nord-Ovest, quelle che raramente finiscono nelle fotografie che fanno il giro dei social. In Valle d’Aosta c’è la Valpelline, una lunga valle laterale che ha conservato un carattere più agricolo e meno segnato dai grandi comprensori turistici. Qui la montagna si incontra soprattutto attraverso i sentieri, i pascoli, i villaggi e il paesaggio che conduce verso la diga di Place Moulin e le alte vette.

Fontana d'acqua in legno con capanne alpine in pietra a Valpelline.
Fontana d'acqua in legno con capanne alpine in pietra a Valpelline.
Fontana d'acqua in legno con capanne alpine in pietra a Valpelline. (Getty Images)

Un’altra possibilità per fuggire al turismo di massa è la Valgrisenche, valle laterale della Dora Baltea, tra boschi, alpeggi, laghi e ghiacciai con una rete di sentieri che permette di allontanarsi dai percorsi più battuti.

Un panorama montano dalla Val Codera in Val Chiavenna.
Un panorama montano dalla Val Codera in Val Chiavenna.
Un panorama montano dalla Val Codera in Val Chiavenna. (Getty Images/iStockphoto)

In Lombardia, una buona alterna può essere la Val Codera, in Valchiavenna, nel comune di Novate Mezzola accessibile solo a piedi, dove il tempo si ferma tra antiche case in pietra. Oppure la Val Viola, in Alta Valtellina, nel territorio comunale di Valdidentro, a metà strada tra Bormio e Livigno, regala specchi d’acqua e praterie d'alta quota. In Valmalenco con poche ore di cammino ecco, forse ancora per poco, il meraviglioso Ghiacciaio del Ventina, ai piedi del Monte Disgrazia, nel comune di Chiareggio.

Paesaggio della Val di Scalve nella bergamasca durante la stagione estiva.
Paesaggio della Val di Scalve nella bergamasca durante la stagione estiva.
Paesaggio della Val di Scalve nella bergamasca durante la stagione estiva. (Getty Images)

E poco più a sud, le valli e i monti bergamaschi, la Val di Scalve offre il silenzio selvaggio delle Dolomiti orobiche; la Val Serina incanta con il Sentiero dei Fiori sul Monte Arera; la Val Taleggio rigenera tra orridi profondi, storiche baite in pietra e sapori d'alpeggio. E infine il Piemonte, con la Val Maira, nelle Alpi Marittime cuneesi. Una valle di borghi occitani, case in pietra, pascoli e sentieri che salgono verso cime di tremila metri. La sua forza sta proprio nell’assenza di grandi impianti e di un un territorio che punta su un’idea più lenta e sostenibile di soggiorno, invitando a fermarsi più a lungo e a conoscerne natura e tradizioni.

Il massiccio roccioso di Rocca Provenzale visto dal paese di Chiappera in Val Maira.
Il massiccio roccioso di Rocca Provenzale visto dal paese di Chiappera in Val Maira.
Il massiccio roccioso di Rocca Provenzale visto dal paese di Chiappera in Val Maira. (Getty Images)