C’è stato un movimento politico bipartisan per la legge sul femminicidio, con alcuni distinguo sul consenso che richiedeva approfondimenti. Sarebbe un bel segno un altro accordo tra maggioranza e opposizione per un provvedimento umanitario che consenta ai detenuti a fine pena di trascorrere il tempo rimanente a casa. Non capiterà, temo: troppo forti gli irrigidimenti ideologici o l’uso strumentale della pietà.

Una «emergenza della bontà», come l’ha definita il presidente del Senato Ignazio La Russa, ed è una notizia che la proposta arrivi da un esponente di spicco di un partito che non è mai stato attratto da iniziative “svuota carceri”. In anni passati richieste di sconti per buona condotta erano state fatte e ottenute. E ricordiamo l’appello inascoltato di Giovanni Paolo II a Montecitorio, tanti anni fa.

L’occasione questa volta è stata la presentazione del libro di due detenuti, di cui uno è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e già compagno di gioventù e di partito di La Russa. Un libro che racconta crudamente il collasso delle carceri italiane: sovraffollamento, che impedisce una vita non degradata, vieta il lavoro e una socialità che favoriscano riabilitazione e reinserimento.

Dobbiamo sempre ricordare cosa è scritto nella nostra Costituzione, cioè la possibilità che la detenzione faccia comprendere, e cambiare. In tempi ben più bui, all’ingresso degli Istituti di pena campeggiava una scritta: Vigilando redimere. Purtroppo mai considerata e applicata, ma dovrebbe segnare la via maestra per chiunque, forze dell’ordine e magistrati, sia chiamato a giudicare e contenere i rei.

Bisogna vigilare, perché la sicurezza è un bene necessario; ma sperare in una redenzione, che è il termine cristiano per parlare di recupero. Perché i detenuti restano persone e vanno trattate da persone, senza infierire, senza abbandonarle “gettando la chiave”.

Alemanno è stato arrestato il 31 dicembre dello scorso anno per violazione degli obblighi imposti dai domiciliari. Ma quella data, non trattandosi di un criminale pericoloso, dà comunque pensiero. Da un anno scrive sui social il suo diario dal carcere, documentando con coraggio il caldo infernale dell’estate, le celle piene, la sporcizia, le malattie non curate, i pericoli per i detenuti e per le guardie carcerarie, i tentativi di suicidi.

Lo Stato si mette in mostra da come tratta i detenuti e chi lo serve indossando una divisa. Chi ha quasi terminato di scontare la pena, chi è sano di mente e non può nuocere, dovrebbe poter godere di uno sconto di qualche mese. Non solo per dare fiato alle carceri, ma innanzitutto per umanità. Realizzeranno nuovi istituti, ma ci vorranno anni. Invece le festività di Natale sono oggi e il Giubileo sta finendo.

Inutile gioire per il successo di tanti eventi o per i numeri del turismo, se poi si perde il valore primario di questa parola antica: esultate, i vostri peccati sono rimessi. La laicità dello Stato può contemplare il perdono, che è sì un termine sacro, ma porta in sé anche intelligenza e profezia: il perdono serve, per il bene della persona e per il bene comune.

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