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Francesco Domenico e Alessio con leloro medaglie d'oro
Alessio Milillo e Francesco Domenico D’Amato sono due fratelli con disabilità, diversi solo nel cognome, che sul tatami hanno ritrovato voglia di vivere, coraggio e resilienza. Il parakarate ha ridato un nuovo respiro alle loro vite, diventando in un paio d’anni campioni in erba plurimedagliati. L’ultimo trionfo è arrivato il primo luglio, con il doppio oro conquistato alla Karate One Youth League della WKF (World Karate Federation) a Poreč, in Croazia.
«Volevamo fare bene in questa nostra prima esperienza europea», dicono con un filo di emozione. «Entrambi siamo saliti sul gradino più alto del podio di una importante gara internazionale. Abbiamo vissuto momenti indimenticabili che ci ripagano dei sacrifici che sosteniamo ogni giorno. Siamo contenti soprattutto per i nostri favolosi genitori».
Lo sport ha schiuso le porte dell’inclusione, regalando sensazioni uniche e la certezza di poter puntare in alto. I due giovani atleti di Bitonto, in provincia di Bari, uniti da immenso affetto hanno nel cognome l’unica differenza, come spiega la meravigliosa mamma Anna Palma: «Alessio nacque dal mio primo matrimonio. Già da piccolino non aveva tono muscolare. L’ho allevato e accudito da sola, imbattendomi in tanti problemi. Lo portai al San Raffaele di Milano quando aveva 15 mesi e la diagnosi fu purtroppo impietosa, essendo affetto da una malattia rara, la sindrome da microdelezione del cromosoma 16-11.2. Ha diverse patologie, tra cui la spina bifida e l’obesità genetica. Nei primi anni di vita si prese di cura di lui Michele D’Amato, un ex militare dell’esercito impegnato nella clownterapia all’ospedale pediatrico di Bari. Michele divenne il mio secondo marito e concepimmo Francesco Domenico. Alessio, diplomato in ragioneria e marketing, spera di prendere il cognome D’Amato».


Francesco Domenico e Alessio con le loro medaglie
La loro scalata è stata costellata finora di vittorie entusiasmanti. Alessio, 23 anni, costretto a muoversi su una sedia a rotelle, dopo aver ottenuto il bronzo ai Campionati Italiani nella categoria K30 M Juniores/seniores/master, disabilità fisica in carrozzina, ha conquistato il primo posto nella Coppa Italia Csen, la medaglia d’oro al Campionato italiano Csen e l’argento all’International beach di Arzachena. A metà dicembre 2025 è diventato cintura nera - primo Dan, l’unico atleta pugliese con disabilità a raggiungere tale traguardo.
Francesco Domenico, appena 15enne, ha una sospetta patologia genetica in fase di definizione, con ritardi cognitivi e con il disturbo dello spettro autistico. Un paio di anni fa è stato operato per un tumore alla gamba destra ed è costantemente sotto controllo per scongiurare l’insorgere della leucemia. Frequenta il Liceo Classico “Sylos” di Bitonto. Anche lui, facendo leva su una eccezionale capacità di reazione, si è lasciato alle spalle la malattia, laureandosi campione d’Italia nella categoria K21 M Esordienti/cadetti - disabilità intellettiva QI meno grave. Successivamente ha vinto la Coppa Italia e il Campionato italiano Csen, ma soprattutto ha indossato la maglia azzurra della Nazionale nella WKF a Jesolo a dicembre 2025.
Due ragazzi combattivi che possono contare su genitori infaticabili. Papà Michele, nato a Grenoble ma terlizzese di adozione, è un caregiver a tempo pieno. Si carica letteralmente sulle spalle Alessio che pesa 187 chili per accompagnarlo con l’auto in palestra insieme a Francesco, anche perché l’ascensore del loro alloggio popolare non funziona da un bel po'. La mamma Anna Palma ha fatto grandi sacrifici, anche di natura economica, dovendo peraltro sopportare il gravame di situazioni delicate e continue amarezze, come quando Alessio appena 13enne rischiò di non farcela. «Camminava a stento, ricurvo su di un lato», racconta. «La sua colonna vertebrale poteva implodere da un momento all’altro. Fu operato d’urgenza al “Galeazzi” di Milano. L’intervento durò 36 ore. Un’esperienza che ci ha provato molto. I chirurghi furono bravissimi riuscendo a ricostruire la spina dorsale, con una sorta di blindatura. Alessio porta ancora i segni di quella cicatrice lunga e profonda. Però, ha continuato a vivere, grazie all’ausilio della sedia a rotelle. Ora può finalmente utilizzare una nuova carrozzina per il parakarate, grazie alla buona volontà di un giornalista che si è impegnato per farci avere un finanziamento dalla Regione. Sono due figli impareggiabili e stupendi che ci stanno dando grandi soddisfazioni».


Il parakarate ha restituito ai due fratelli, appassionati di arti marziali, felicità e fiducia. «Io e Francesco siamo in piena sintonia e lavoriamo sodo nella palestra dell’associazione Motris di Bitonto, per affinare le tecniche del kata», sottolinea Alessio. «Calcare il tatami è qualcosa di unico perché ci fa sentire atleti veri. Affrontiamo le competizioni con concentrazione, carattere e forza d’animo, cercando di ottenere il massimo nelle rispettive categorie. È davvero fantastico gareggiare avendo addosso il kimono bianco, ancor di più quando arrivano risultati importanti e medaglie prestigiose. Gli applausi convinti del pubblico sono per noi linfa vitale. Non mancano i momenti difficili, ma la fede e la preghiera ci sono di aiuto e conforto. Abbiamo dimostrato che non siamo diversi, ma siamo uguali agli altri, anche per abbattere la barriera dei pregiudizi».
I due cuori battono all’unisono per raggiungere la vittoria più importante, quella del riscatto sociale. Il tatami rappresenta la sfida che appassiona e tiene alto il morale. Alessio e Francesco hanno il cuore gonfio di gioia, soprattutto dopo l’exploit in Croazia. «Ci alleniamo costantemente ogni giorno, senza mollare di un centimetro», dichiarano i due fratelli. «Il nostro sogno è partecipare un giorno alle Paralimpiadi. Siamo persone fragili solo emotivamente, ma abbiamo una sorprendente forza interiore che riusciamo a sprigionare pur fra mille difficoltà quotidiane. Continueremo a impegnarci per costruire un futuro di speranza».





