In occasione della dodicesima edizione del Giorno del dono, evento nazionale che si celebra il 4 ottobre, promosso dall'Istituto Italiano della Donazione (IID) e istituito con la Legge n. 110/2015, i dati del nono Rapporto "Noi doniamo”, realizzato dall’Osservatorio sul dono e presentato a Genova nell’ambito di Liguria Capitale del Dono 2026, restituiscono la fotografia della propensione degli italiani al dono – nelle tre forme della donazione economica, il volontariato (donazione di tempo) e donazione di sangue e organi -, in questa edizione per la prima volta messa in relazione con alcuni indicatori economici e sociali dei territori italiani, per provare a comprendere non soltanto dove si dona di più, ma quali caratteristiche accomunano le regioni nelle quali donazione economica e volontariato sono maggiormente diffusi. Come osserva Cinzia Di Stasio, direttrice dell’IID, «se il dono incorpora dimensioni economiche, sociali, culturali e relazionali, osservare come si dona può aiutarci a comprendere meglio le caratteristiche di una comunità e il contesto in cui vive».

In base ai dati Istat che analizzano 19 regioni (escludendo Trentino Alto Adige), a guidare la classifica delle donazioni economiche ci sono Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con il 15,1% di persone che donano, seguite dalla Valle d’Aosta con il 15%: valori nettamente superiori alla media nazionale dell’11,9%. La geografia cambia se si guarda al volontariato: in testa si posiziona il Veneto, con il 14,1% di persone impegnate in attività di volontariato, seguito dalla Valle d’Aosta (11,7%) e da Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe all’11,6%, a fronte di una media italiana del 9,2%.

Il 2025 mostra alcuni segnali positivi: secondo Istat, la quota di residenti in Italia che dichiara di aver versato denaro a un’associazione sale dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, proseguendo il graduale recupero degli ultimi anni. Più marcata la crescita del volontariato organizzato: la quota di persone che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato passa dall’8,4% al 9,2%.

Segnali molto positivi dalle donazioni biologiche: il numero di donazioni di sangue rimane intorno ai 3 milioni grazie a circa 1,66 milioni di donatori, mentre la raccolta di plasma raggiunge 920 mila chilogrammi. Per i trapianti di organi, il 2025 è il miglior anno di sempre, con 4.678 interventi. Crescono anche le donazioni di tessuti e le iscrizioni al Registro italiano dei donatori di midollo osseo, che raggiunge quota 525.682 persone.

A emergere con forza dai dati è la correlazione tra reddito disponibile e donazione economica: nelle regioni con maggiori risorse economiche la quota di persone che dona denaro tende a essere sensibilmente più elevata. Anche il volontariato è positivamente associato al reddito, seppure con minore intensità.

Ma la disponibilità di risorse non è sufficiente a spiegare la geografia del dono. All’aumentare della disuguaglianza, infatti, tendono a diminuire sia la donazione economica sia il volontariato. Un ruolo significativo è imputabile anche alla fiducia interpersonale, che risulta positivamente associata a entrambe le forme di partecipazione. L’analisi considera inoltre il livello di istruzione: la quota di popolazione con un grado di istruzione più elevato (universitario o simile) presenta una correlazione positiva particolarmente significativa con la donazione economica.

Ne emerge una geografia nella quale non conta soltanto quante risorse siano disponibili in un territorio, ma anche quanto siano distribuite in modo equo. Un risultato particolarmente interessante perché la disuguaglianza incide tanto sulle donazioni economiche e anche sul dono come volontariato.

Secondo i dati Istat, i giovani hanno un peso ancora limitato nella donazione economica, ma diventano molto più presenti quando il dono passa attraverso il tempo, l’impegno personale e la partecipazione. Più che una minore propensione alla solidarietà, dunque, nelle nuove generazioni emerge un modo di vivere il dono meno legato alla sola erogazione economica, ma più vicino alla partecipazione diretta e alle cause percepite come rilevanti.

Il donatore diventa più mobile e autonomo e cambia anche il rapporto tra cittadini e organizzazioni: nel 2026 solo il 45% dei donatori dichiara di continuare a sostenere le stesse organizzazioni, mentre la maggioranza modifica almeno in parte le proprie scelte. La causa diventa più importante rispetto all’ente, soprattutto per le nuove generazioni: il dono parte sempre più spesso dall’attenzione nei confronti di un problema, da un valore percepito come importante, ai quali fa seguito la ricerca dell’organizzazione da sostenere.

«Il dono è un gesto individuale che non nasce mai nel vuoto. Si alimenta delle relazioni, della fiducia, delle opportunità di partecipazione e delle condizioni economiche e sociali presenti nelle comunità in cui viviamo. La nuova analisi territoriale ci aiuta a comprendere che non conta soltanto quante risorse una comunità possiede, ma anche quanto le persone possono davvero sentirsi parte della vita collettiva e contribuire al bene comune», commenta Marco Rasconi, presidente dell’IID.

Per il terzo anno consecutivo BPER Banca sostiene il Giorno del dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono, fonte di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia. Per il Giorno del dono – #DonoDay2026 – diversi eventi sono in programma in Liguria dal 6 al 16 ottobre. Per tutte le informazioni visitare il sito