Basta con uno «Stato che si fa biscazziere», basta alla «pubblicità di tutti i giochi d’azzardo con vincite in denaro», basta con l’«irresponsabilità di chi seduce la gente, spesso la povera gente, con il miraggio dei soldi facili». È il triplice grido di denuncia lanciato da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenuto mercoledì ai lavori della Consulta nazionale Antiusura che in occasione dell’assemblea annuale ha diffuso alcuni dati per inquadrare il fenomeno del gioco d’azzardo di massa: in media oltre 1 euro su 10 che le famiglie spendono è drenato verso qualcuno dei modi di scommettere. Tra il 1998 e il 2012 la spesa delle famiglie italiane per l'alea ha pesato in modo crescente nella composizione dei consumi privati: da 15,8 miliardi di euro si è giunti agli 88,5 miliardi del 2012. E oltre alla perdita di denaro c'è quella dei tempi di vita: ammontano a 70 milioni le giornate lavorative «risucchiate» dall'azzardo nel corso di un anno.

Alle Fondazioni Antiusura, che sostengono le famiglie cadute nella spirale gioco-indebitamento, mons. Galantino ha detto: «Non abbiate paura di chiamare con forze le istituzioni a fare la loro parte». E il segretario generale della Cei applaude «a tutti quei baristi, tabaccai e negozianti che hanno rifiutato le slot-machine: senza rinunce non nascerà una nuova cultura e noi ci limiteremo a raccogliere feriti, emarginati, da quello stesso paradiso che li aveva falsamente accarezzati».

«L'azzardo in Italia è diventato negli anni della crisi una delle cause principali dell'indebitamento», sottolinea mons. Alberto D'Urso, segretario nazionale della Consulta per il quale «è urgente e fondamentale recuperare una riflessione etica».
Il sociologo Maurizio Fiasco, inoltre, ha presentato la sua ricerca affermando come i due mercati, quello del gioco legale e quello del gioco illegale, «non si separano e non entrano in concorrenza ma si potenziano reciprocamente».