Regione che vai, Tar che trovi. A voler fare ironia si potrebbe commentare così la recente, importantissima sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia che qualche giorno fa ha respinto il ricorso presentato da Andrea Branduardi, titolare del “Bar Baff” di Lecco, insieme ad altri esercenti, dopo la delibera del sindaco Virginio Brivio che ha imposto lo spegnimento delle slot machine tra la mezzanotte e le 10 del mattino.

La limitazione d’orario è stata decisa dall’amministrazione comunale per tutelare i soggetti più vulnerabili, vuoi perché giovani o bisognosi di particolari cure di tipo sanitario, sociale e assistenziale. Per questo motivo il Tar lombardo ha ritenuto il provvedimento del Comune «ragionevole e correttamente motivato», affermandone la piena legittimità.

«L’amministrazione», si legge nell’ordinanza dei giudici, «ha il potere di disciplinare l’orario degli esercizi commerciali anche in relazione alle sale da gioco, per tutelare la salute pubblica dei cittadini».

È una sentenza profondamente innovativa perché per la prima volta non lega le mani agli enti locali che vogliono fare qualcosa contro il dilagare del gioco d’azzardo ma soprattutto capovolge il principio, sancito nientemeno che dal Codice Rocco emanato nel 1931 da Mussolini, che il tema delle sale gioco riguardi l’ordine pubblico e non la salute dei cittadini. Secondo il Tar Lombardia, invece, «la disciplina in tema di sale da gioco non ha nulla a che vedere con l’ordine pubblico, in quanto gli apparecchi da gioco sono considerati esclusivamente nel loro aspetto negativo di strumenti di grave pericolo per la salute individuale e il benessere psichico e socio-economico della popolazione locale». Tesi ribadita anche dalla Corte Costituzionale che «ha precisato che le norme che stabiliscono e contingentano il gioco d’azzardo sono finalizzate a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili».
Anche se vecchia di 80 anni però, la legge è legge. Ed in base al Codice Rocco molti sindaci si sono visti bocciare dal Tar le loro ordinanze anti gioco d’azzardo. Uno dei primi fu quello di Verbania che nel 2005 spense le slot durante il mattino per tutelare soprattutto quei ragazzi che bigiavano la scuola per andare a giocare. La società Euromatic e un bar fecero ricorso al Tar del Piemonte che diede loro ragione: «Mediante la previsione di un orario di "disattivazione" degli apparecchi da gioco il Comune si è arrogato una potestà normativa che non trova sostegno in alcuna disposizione legislativa», scrissero i giudici. Infatti, stando anche alla sentenza 237 della Suprema Corte del 2006, «i profili relativi all'installazione degli apparecchi e congegni automatici da trattenimento o da gioco presso esercizi aperti al pubblico, sale giochi e circoli privati» disciplinati dal regio decreto del 1931 «afferiscono alla materia "ordine pubblico e sicurezza"» di «competenza esclusiva dello Stato».

Gli esercenti che hanno fatto ricorso però già affilano le armi: «È un’ordinanza inconcepibile, che arriva dopo un inspiegabile cambio di sezione», ha detto ad Agipronews Cino Benelli, il legale che ha seguito la pratica, «per anni la giurisprudenza del Tar Lombardia è stata univoca e di segno completamente opposto. Ricorreremo subito al Consiglio di Stato».

Di vuoto normativo parla invece Massimiliano Pucci, presidente di Astro e vicepresidente di Confindustria Giochi: «A livello giurisprudenziale si è oramai consolidata l’opinione che vede nelle slot, apparecchi di gioco lecito, un grave pericolo per la salute individuale e il benessere psichico e sociale della popolazione», afferma. «Questa giurisprudenza d’assalto che conia principi giuridici dal sentire comune e che sino ad ora aveva risparmiato la compassata e rigorosa giustizia amministrativa, costituisce complemento di quello a cui stiamo assistendo nella giustizia civile, dove tematiche come eutanasia e procreazione vengono regolamentate con sentenze, riempiendo i vuoti legislativi con la supplenza giudiziaria».

Soddisfatto, invece, il sindaco di Lecco Brivio: «Poiché mancano leggi chiare a livello nazionale, sulle quali servirebbe un urgente impegno da parte del Parlamento, dopo questa sentenza viene offerto agli Enti locali un ambito d’azione per tutelare il benessere delle nostre comunità e arginare un fenomeno sempre più dannoso dal punto di vista sociale».