Dalla riduzione allo sradicamento della povertà estrema in ogni sua forma entro il 2030: questo è l'obiettivo cardine attorno al quale ruoterà la nuova agenda di sviluppo globale sostenibile che le Nazioni Unite si apprestano a siglare nel settembre 2015.

E proprio in vista di questo appuntamento cruciale si è tenuto il 2 luglio, a Roma, "Dalla Conferenza di Rio+20 al processo post-2015: le sfide dello Zero Hunger Challenge, della sostenibilità, della lotta alla povertà e dello sviluppo sociale", un incontro promosso e organizzato da Cespi, Oxfam Italia e Slow Food e ospitato nella Sala delle Conferenze internazionali presso il ministero degli Esteri. Un incontro che si è proposto di far sedere allo stesso tavolo rappresentanti istituzionali e della società civile per discutere di quale ruolo intende avere l'Italia nella ridefinizione dei nuovi Obiettivi del Millennio.

Era l'8 settembre 2000 quando 191 Capi di Stato e di Governo, riuniti nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, siglarono una Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite che ponesse le basi per un mondo più pacifico, prospero e giusto. Allora venne stabilito il 2015 come momento in cui verificare i progressi compiuti e aggiornare l'agenda in vista del determinante passo successivo. Come si legge nel Rapporto Onu sull'agenda globale post 2015, pubblicato lo scorso maggio: "Il mondo dovrà assicurare che a nessuna persona – indipendentemente da etnia, sesso, geografia, disabilità o razza – siano negate opportunità economiche fondamentali e diritti umani".
Dal 2000 a oggi lo scenario mondiale è profondamente mutato: basti pensare che nel 2050 Cina, India e Brasile contribuiranno da sole al 40 per cento del Pil mondiale. Allo stesso tempo va tenuto presente che, oggi, il 65 per cento delle persone in condizioni di estrema povertà vivono proprio in quegli stessi Paesi (esclusa l'Indonesia) protagonisti di una crescita economica senza precedenti.

È evidente quindi che un approccio basato sulla certezza del diritto ("Tutti i diritti per tutti") dovrà guidare la concretizzazione dei nuovi obiettivi del Millennio, così come la presa d'atto che non si potrà più parlare di rapporti di equità solo tra Paesi, ma anche e soprattutto all'interno degli stessi Paesi. Ne consegue che non si potrà prescindere dal tema dell'accesso equo alle risorse naturali del Pianeta, che al momento è ancora fortemente (de)regolato e che costringe ancora troppe comunità e intere Nazioni in una condizione di forzata subalternità e palese svantaggio.
In questo contesto, l'Italia ha l'opportunità di esercitare un ruolo di primo piano per diverse ragioni. Non solo perché alla conferenza internazionale Rio+20 il nostro Paese aveva confermato l'intenzione di sviluppare una green economy che, associando sostenibilità ambientale ed equità sociale, contribuisca a sradicare la povertà globale. E non solo perché in tutto il mondo è riconosciuta e apprezzata la nostra vocazione all'eccellenza agro-alimentare.

Nel 2015 l'Italia ospiterà anche l'Expo di Milano, che come è noto ha scelto per tema "Nutrire il pianeta, Energia per la vita". Un argomento significativamente inerente al programma Zero Hunger Challenge lanciato dal segretario dell'Onu Ban Ki Moon, che ha individuato la strada maestra proprio nella sicurezza alimentare, nell'agricoltura sostenibile e nella lotta agli sprechi agroalimentari.

L'Italia è quindi nella posizione di poter contribuire attivamente al dibattito in corso con proposte concrete e innovative, anche in sede europea con il semestre di presidenza italiana dell'Unione che comincerà nel luglio 2014. Un'opportunità che deve essere accolta e sfruttata in concerto tra istituzioni, società civile e attori socio-economici, come ha ben dimostrato la Conferenza di Roma che può essere considerata una prima, necessaria prova di dialogo tra diversi soggetti. Il passo successivo sarà trovare un'indispensabile convergenza politica, prima di tutto a livello nazionale, per realizzare un'unica agenda in cui il tema dello sviluppo e della lotta alla povertà siano integrati a quello della sostenibilità, intesa come unico, valido indicatore di un processo di trasformazione. Il mondo ha ora davanti a sé un nuovo traguardo: non lasciare indietro nessuno.