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Giovani al lavoro in uno spazio di co-working
Uno sguardo ottimista verso il futuro. Il lavoro visto come strumento di autorealizzazione e qualità della vita, più che come mera garanzia di stabilità. Una forte richiesta di figure adulte credibili e autorevoli, dei mentor, capaci di svolgere un ruolo di orientamento e accompagnamento nei percorsi di crescita e inserimento nel mondo del lavoro.
Sono questi i punti salienti emersi dal secondo rapporto dell’Osservatorio nazionale permanente “Giovani e Futuro”, promosso dalla Fondazione ENGIM e curato dal sociologo Daniele Marini di Community Research & Analysis. ENGIM è l’acronimo di Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo. Opera in Italia e all’estero nell’ambito della formazione professionale e della cooperazione internazionale come emanazione della Congregazione di San Giuseppe-Giuseppini del Murialdo, fondata nel 1873 per iniziativa di san Leonardo Murialdo (1828-1900). Presente con più di 30 centri formativi in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia, frequentati da oltre 8000 studenti, ENGIM è accreditata per l'obbligo formativo, la formazione continua, la formazione superiore, l’orientamento e i servizi per il lavoro.
La ricerca ha coinvolto, nel maggio del 2025, un campione complessivo che ammonta a circa 4.500 giovani, di cui 3.874 allievi ENGIM (formazione professionale) ai quali si sono aggiunti 634 allievi, allieve e partecipanti di altre regioni appartenenti ai seguenti enti e organizzazioni associative: CIOFS-FP, CONFAP, AECA, GiOC, SSD San Paolo Ostiense, Don Bosco Crocetta SSDARL e scuole paritarie della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo.


Tra le domande proposte a maggio 2025, alcune ripropongono gli stessi quesiti di un’analoga ricerca condotta nel 1987, tracciando un parallelo sui risultati. Al centro, la “gerarchia” dei valori di riferimento e il loro peso: quasi quarant’anni fa, l’82,9% dei giovani metteva al primo posto la famiglia, seguita poi dal lavoro (66,6%) e dagli amici (60,9%). Con uno stacco più ampio figuravano anche il tempo libero (44,2%), il farsi una cultura (32,2%) e fare sport (32,2%). Oggi il panorama è decisamente diverso: il podio presenta distanze molto ravvicinate ed è composto da famiglia (65,9%), salute (63,4%) e tempo libero (57,1%), mentre a più breve distanza seguono con meno distacco, la cultura (45,2%), gli amici (42,9%) e il lavoro (40,5%). Il lavoro è sceso dal 2° al 6° posto, ma più in generale c’è meno distanza tra le singole risposte o tra gruppi di risposte. Tra i valori restano fanalini di coda, pur giudicati “molto importanti” nella fascia di età 18-25 anni, la religione (dal 12,4% del 1987 al 9,5% di oggi) e la politica, che invece risale dal 2,8% al 7,1%.
Secondo la ricerca, “nonostante un presente segnato da sfide globali come l'intelligenza artificiale e le tensioni geopolitiche, la speranza rimane l'architrave del sentire giovanile”. Il 57,5% degli intervistati immagina un futuro migliore, il 54,6% lo vede carico di opportunità, il 49,9% lo vede “sereno”.
Il lavoro ha perso quell'aura di "sacralità" o di mera "stabilità sociale" che lo ha caratterizzato in passato. Per il 53% degli adolescenti intervistati, l’occupazione è vista prima di tutto come uno strumento per la realizzazione dei propri percorsi di carriera e per la messa a frutto dei propri talenti. Si assiste quindi a una spinta verso la valorizzazione soggettiva, che tende però ad attenuarsi con l'età: tra i giovani con più di 18 anni, la percentuale di chi cerca nel lavoro stabilità e garanzia sale al 64%. Emergono tre mappe di valori per i giovani: la qualità del lavoro percepito, e dunque la comprensione delle possibilità di crescita e la presenza di benefit e welfare; l’idea dell’impresa come comunità, quindi con buone relazioni e la partecipazione agli obiettivi; i contesti lavorativi flessibili negli orari, il fatto che l’impiego sia vicino a casa, oppure si valuta la disponibilità ad andare direttamente all’estero.
Emerge poi fra le giovani generazioni un forte bisogno di "mentor, maestri degni di questo nome", guide capaci di adattare i saperi tradizionali alle mutevoli istanze di un futuro plasmato dall’incertezza. La figura degli adulti oggi appare sbiadita, non riconoscibile, in difficoltà anch’essa nella relazione con i giovani. E se la figura di riferimento oggi è la madre, con il rischio di riproporre, in ambito lavorativo, la segregazione settoriale e la difficoltà a sfondare il tetto di cristallo, il rovescio della medaglia è la scomparsa dei padri: quelli di un tempo erano autorevoli e autoritari, quelli di oggi rischiano di essere evanescenti.
I dati della ricerca sono presentati nel volume Il futuro è il presente, edito da Guerini e Associati, a cura di Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&Analysis, con i contributi di Irene Lovato Menin, del Presidente ENGIM padre Antonio Teodoro Lucente e del Direttore nazionale ENGIM Marco Muzzarelli.



