Il silenzio dell’Eremo dell’Annunziata, aggrappato come una sentinella di pietra ai fianchi del Gran Sasso, non è solo un panorama dell'anima: è una scelta di campo. È qui, tra le rughe millenarie di Fano Adriano, che dal 17 al 19 luglio 2026 si compie il rito necessario del V Premio Giuseppe Zilli per il giornalismo. In questo minuscolo borgo abruzzese, dove il tempo sembra scorrere con la lentezza maestosa dei boschi vetusti che lo cingono, si avverte forte il richiamo a una professione che attraversa oggi una delle sue transizioni più profonde e silenziose.

C’è una linea invisibile, eppure solidissima, che unisce l'orizzonte di queste valli al destino della nostra informazione. Scrivere, raccontare, testimoniare non sono mai stati gesti neutri. Ricordare Giuseppe Zilli, che di questo borgo era figlio, pastore nell’anima prima di diventare il leggendario direttore che guidò Famiglia Cristiana dal 1954 al 1980, significa reimparare il mestiere partendo dall'essenziale: l’ascolto. Zilli comprese, prima di molti altri, che la modernità non andava inseguita urlando, ma decifrata con la pazienza del camminatore e il rigore morale del testimone.

Oggi che le redazioni si svuotano e le notizie si consumano nello spazio effimero di un battito di ciglia digitale, il Premio Zilli – guidato dalla giuria di Lucio Caracciolo e sostenuto attivamente dall'Associazione Zilli, dal Comune e dall'Odg Abruzzo – ristabilisce un punto d'ancoraggio. Lo fa premiando storie e percorsi umani diversi, eppure tesi verso la medesima ricerca di verità.

C’è la lucidità analitica di Lina Palmerini (giornalismo cartaceo), quirinalista attenta a decifrare i palazzi del potere senza mai smarrire il contatto con la realtà del lavoro. C’è il volto pulito e fermo di Vincenzo Morgante (giornalismo televisivo), oggi direttore di Tv2000, che ha fatto della responsabilità civile il proprio faro, dalla Sicilia alle direzioni nazionali. C’è la freschezza appassionata di Liala Antonino (giornalismo web), studentessa e creatrice che abita la rete parlando di sostenibilità e diritti con il passo libero del viaggiatore solitario. C’è la voce di Sonia Filippazzi (giornalismo radiofonico), che dalle frequenze Rai ci costringe a respirare l'emergenza ambientale del nostro pianeta con la precisione di chi ha servito all’Onu. E infine c’è Franco Cardini (Premio alla carriera), intellettuale immenso che attraversa la storia e il giornalismo come un pontefice di culture, capace di leggere le ferite del presente – dalla Terrasanta all'Ucraina – con la profondità del medievista che sa che nulla accade invano.

Ma questo premio vive anche di assenze che si fanno presenza viva. Nel ricordo di Sandro Galantini, lo storico direttore del Premio scomparso lo scorso maggio, e nel riconoscimento all'Università degli Studi di Teramo, si legge la volontà di non interrompere la trasmissione della memoria.

Il giornalismo, ci direbbe oggi Zilli, non è un mestiere per cinici. Non lo si può fare seduti dietro a uno schermo, senza consumare le suole delle scarpe o senza lasciarsi ferire dal mondo. Venerdì 17 luglio, discutendo di "San Francesco e il bosco" con il direttore di Famiglia Cristiana Stefano Stimamiglio, si tornerà a parlare di ecologia integrale: non una moda, ma una postura dello spirito. Perché il bosco vetusto del Gran Sasso, proprio come una buona inchiesta, ha bisogno di radici profonde, tempo per crescere e rispetto per non essere distrutto dalla fretta.

Salire quassù, all’Eremo, significa allora ritrovare quel "punto di vista interno" sulle cose umane. Significa riscoprire che dietro ogni riga stampata, ogni pixel o ogni frequenza radiofonica, deve pulsare un battito d’onestà. Solo così l’informazione smette di essere rumore di fondo e torna a essere ciò per cui Giuseppe Zilli ha speso la vita: un atto di profonda responsabilità civile e d’amore per la verità.