La prevenzione del suicidio non può fermarsi alle porte dei servizi di salute mentale. Deve coinvolgere famiglie, scuole, istituzioni, associazioni e, più in generale, l’intera comunità. È il tema al centro di Una comunità in dialogo, l’incontro in programma oggi, 14 settembre, all’ospedale di Feltre, nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.

Al centro dell’incontro ci saranno soprattutto i cittadini. Più che una successione di relazioni, il convegno vuole infatti essere uno spazio di ascolto e confronto, nel quale il pubblico possa portare esperienze, difficoltà, bisogni e domande e discuterne direttamente con professionisti e istituzioni. Gli interventi dei relatori saranno brevi, pensati per offrire spunti di riflessione e lasciare spazio al dialogo.

A organizzare l’iniziativa è la dottoressa Mariangela Spano, direttrice dell’UOC Psichiatria di Feltre, che aprirà i lavori insieme al Direttore Generale Achille Di Falco. Attorno allo stesso tavolo si confronteranno professionisti della salute mentale, rappresentanti dei servizi sanitari e delle istituzioni del territorio: una pluralità di voci che riflette già nell’impostazione dell’incontro l’idea di prevenzione come lavoro di rete.

Nel Feltrino, poi, la prevenzione deve fare i conti anche con le caratteristiche del territorio. Le distanze e la dispersione geografica possono accentuare situazioni di solitudine e isolamento e rendere più difficile, per chi attraversa un momento di fragilità, chiedere aiuto e raggiungere i servizi. È anche per questo che qui si sta cercando di costruire un modello di salute mentale più vicino alle persone, capace di uscire dai soli luoghi di cura e di raggiungere il territorio.

Ma avvicinare i servizi significa prima di tutto capire di che cosa la comunità abbia realmente bisogno. Quali difficoltà incontrano le persone? Che cosa si aspettano da chi si occupa della loro salute mentale? Sono alcune delle domande alle quali il confronto con i cittadini proverà a dare risposta.

La fragilità non ha un’unica età

A cambiare sono anche le forme che la vulnerabilità può assumere nelle diverse fasi della vita. Non esiste, infatti, un unico profilo di chi può trovarsi in una condizione di particolare vulnerabilità. Tra i giovani e gli adolescenti il suicidio rappresenta, a livello mondiale, una delle principali cause di morte; nell’età adulta possono pesare eventi stressanti o traumatici, mentre tra gli anziani assumono particolare rilievo la solitudine, la perdita di una persona cara, la malattia, il dolore cronico e la riduzione dell’autonomia.

Durante il convegno uno spazio specifico sarà dedicato anche alla salute mentale delle donne, con particolare attenzione alla gravidanza e al periodo successivo al parto. Depressione e altri disturbi psichici materni, sottolineano gli organizzatori, devono essere riconosciuti e trattati precocemente, inserendo la tutela della salute mentale nei percorsi dedicati alla donna e al bambino.

È proprio la varietà di queste situazioni – dall’adolescente all’adulto che attraversa un momento traumatico, dalla neomamma all’anziano solo – a mostrare perché la prevenzione debba andare oltre i confini dei servizi psichiatrici e diventare una questione di salute pubblica. È anche la prospettiva indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità attraverso il programma LIVE LIFE, che punta su un approccio di rete tra servizi e territorio.

La rete che si sta costruendo nel Bellunese

A Feltre, intanto, questo lavoro è già cominciato. Nell’ultimo anno l’AULSS 1 Dolomiti ha costituito un tavolo dedicato alla prevenzione dei gesti suicidari, con l’obiettivo di mettere in collegamento servizi diversi e condividere percorsi e competenze. Al lavoro dell’Azienda sanitaria si è affiancata anche la collaborazione con la Rete di Malachia, attraverso una convenzione conclusasi lo scorso giugno.

Il passo successivo è consolidare una rete provinciale stabile per la prevenzione dei gesti suicidari, facendo dell’appuntamento di oggi non un’iniziativa isolata, ma una tappa di un percorso più ampio.

Le voci di chi è sopravvissuto

Accanto agli interventi di psichiatri, psicologi, medici e rappresentanti delle istituzioni, durante il convegno troveranno spazio anche le esperienze di chi quella sofferenza l’ha attraversata in prima persona. Il Centro di Salute Mentale di Feltre presenterà infatti un podcast che raccoglie tre testimonianze di sopravvissuti. La scelta di dare spazio anche a queste voci restituisce il senso dell’iniziativa: fare in modo che la prevenzione cominci prima dell’arrivo in un ambulatorio e non sia responsabilità soltanto di chi si occupa professionalmente di salute mentale.

Perché tra il disagio vissuto da una persona e la possibilità di ricevere aiuto conta anche ciò che accade intorno a lei: chi riesce ad accorgersi che qualcosa non va, chi ascolta, chi rende più semplice rivolgersi a un servizio. Costruire una comunità capace di non lasciare sola una persona nel momento di maggiore fragilità diventa così parte stessa della prevenzione.