Imprenditore e consulente per il management di importanti aziende italiane, Giancarlo Quarta ha lasciato un ricordo vivido di sé, del suo senso di solidarietà e della capacità di ascoltare in particolar modo chi vive una situazione di sofferenza. Quando scompare, nel 2004 nasce una fondazione per ricordarlo e proseguirne l’opera, impegnandosi ad alleviare la sofferenza emotiva dei malati gravi “curandone” il corpo biografico e privilegiando i temi della relazione medico-paziente. Prendono vita così progetti di ricerca psico-sociale, servizi di ascolto e condivisione dedicati ai malati e alle loro famiglie. Nel 2008, poi, nasce il Progetto Ucare. Fin dalla sua inaugurazione, il Progetto Ucare si è proposto di utilizzare la scrittura come canale espressivo per aprire un confronto con chi ha percorso o sta percorrendo il cammino della malattia. Rompere il silenzio che circonda la malattia, valorizzando le esperienze umane e professionali dei medici attraverso la narrazione, sottolineandone gli aspetti di relazione con i malati nel contesto clinico e sociale. Il linguaggio universale dell’arte viene infatti individuato come il più adatto alle finalità del progetto. Nel 2009 si tiene il primo concorso, dedicato alle sceneggiature originali per il cinema. Quest’anno infine il concorso è stato dedicato al tema della cura attraverso la narrazione scritta, invitando i medici a inviare scritti inediti. La giuria, equamente suddivisa tra autorevoli giornalisti, medici e scrittori e presieduta da Corrado Augias, ha dovuto esaminare più di 100 elaborati prima di scegliere i tre vincitori. Il commovente racconto “Tsunami” della giovane geriatra lombarda Serena Sarra si è aggiudicato il primo premio: centro della narrazione i sentimenti e le riflessioni di un uomo anziano, che vede lentamente sbiadire i propri ricordi con il trascorrere del tempo. Il secondo premio è andato poi alla specializzanda romana Chiara Fiorentino, autrice di “Lettoundici”, racconto dedicato al senso di impotenza che si prova di fronte alla malattia e affrontato in parallelo attraverso una giovane paziente e la giovane dottoressa che la ha in cura. Sul gradino più basso del podio il lavoro di Salvatore Vasta, specialista in anestesia e rianimazione che, con “L’ECG delle vocali”, ha dato voce a un bambino le cui ferite affettive vengono “curate” da una maestra.  Forse sarà stato solo per qualche istante, ma anche quest’anno si è rotto il silenzio che circonda la malattia.