L’integrazione delle secono e delle terze generazioni nel Paese in cuyi sono nati ha come effetto anche una crescente presa di distanza dalla religione dei loro genitori. È quanto mette in evidenza una ricerca di Fondazione ISMU ETS, Fondazione Iniziative e Studi sulla Mobilità Umana Ente del Terzo Settore, limitata alla egione Lombardia. Tra i cittadini con background migratorio presenti in Lombardia le seconde generazioni mostrano una minore appartenenza religiosa rispetto alle prime: quasi una persona su quattro (23,7%) dichiara di non riconoscersi in alcuna religione, una quota più che doppia rispetto all'11,3% rilevato tra le prime generazioni. Le elaborazioni di Fondazione ISMU ETS sono basate sui dati selezionati dell'indagine “BOnD - Between Origin and Destination", realizzata dal Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università degli Studi di Milano in collaborazione con Fondazione ISMU ETS e con il Dipartimento di Scienze Statistiche Paolo Fortunati dell'Università degli studi di Bologna, e finanziata da Fondazione Cariplo nell'ambito del bando Inequalities Research, che si propone di analizzare la relazione tra cambiamenti culturali e integrazione socioeconomica dei migranti. Realizzata tra dicembre 2024 e marzo 2025, l'indagine BOnD è stata condotta intervistando un campione di 2.800 persone residenti in Lombardia tra i 18 e i 65 anni.

Nel complesso, si evidenzia come, nelle famiglie migranti, la trasmissione dell'appartenenza religiosa tra genitori e figli non avvenga in modo automatico. Le seconde generazioni mostrano, infatti, percorsi differenti rispetto ai propri genitori, con una generale diminuzione del sentimento di appartenenza religiosa e traiettorie che variano sensibilmente a seconda della comunità di origine.

Un quadro religioso che cambia. Il confronto tra prime e seconde generazioni evidenzia un processo di allontanamento dalla religione familiare, determinando così alcuni cambiamenti nella distribuzione delle appartenenze religiose dei migranti presenti nel nostro Paese. Oltre all’aumento del numero di coloro che non si riconoscono in alcuna fede, diminuisce sensibilmente il peso dei cristiani ortodossi, che passano dal 13,4% tra le prime generazioni al 6,1% tra le seconde.

Giovani musulmane in preghiera (Getty Images)

La quota dei cattolici rimane invece sostanzialmente stabile (23,6% tra le prime generazioni e 24,0% tra le seconde), mentre aumenta leggermente quella di alcune altre religioni, come Testimoni di Geova e Mormoni (dal 1,9% al 2,6%). I musulmani continuano a rappresentare la maggioranza relativa di circa i due quinti di entrambi i gruppi (il 41,0% tra le prime generazioni e il 36,2% tra le seconde), mentre restano contenute le quote di induisti e sikh (3,6% tra le prime generazioni e 2,5% tra le seconde), buddisti (2,8% in entrambi i gruppi), protestanti (dal 2,0% all'1,4%), ebrei (dallo 0,1% allo 0,6%) e altre religioni non cristiane (0,3% in entrambe le generazioni).