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Dura lex sed lex. Si potrebbe sintetizzare così la decisione del Tar della Lombardia che, informa Agipronews, ha bocciato, con un’ordinanza di correzione, il regolamento comunale di Lecco che imponeva di spegnere le slot machine tra la mezzanotte e le dieci del mattino per tutelare bambini, anziani e cittadini a rischio ludopatia.
Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. In mancanza di una normativa chiara a livello nazionale comuni e regioni cercano di fare da sé attraverso regolamenti ad hoc ma di fronte alla pioggia puntuale dei ricorsi da parte di concessionarie del gioco ed esercenti la parola passa al Tar che, in genere, boccia questo tipo di ordinanze. Il principio è chiaro: in base a una legge che risale nientemeno al Codice Rocco di Mussolini del 1931 spegnere le slot machine in alcune fasce orarie è una questione di ordine pubblico, e quindi di competenza “esclusiva” dello Stato e non degli enti locali, i quali, dal canto loro, procedono in questo modo in base al principio di tutela della salute dei cittadini.
La vicenda di Lecco, però, è diversa da quelle di altri comuni perché, come ha ricostruito Agipronews, a metà gennaio la quarta sezione del Tar lombardo aveva considerato il regolamento comunale fondato perché interveniva a tutela della salute pubblica. Un colpo di scena inaspettato che avrebbe potuto creare un precedente importante a livello giurisprudenziale.
A ingarbugliare ancora di più il quadro arriva a fine gennaio l’ordinanza, questa volta in prima sezione che è quella che si occupa di questi temi, che contiene un errore palese: i giudici ribadiscono che i sindaci non possono imporre limiti orari come forma di contrasto al gioco problematico, ma poi respingono la richiesta di bloccare il regolamento. Adesso il Tar lombardo ha corretto il tiro e stabilito che per un errore materiale il testo dell’ordinanza va riscritto e il ricorso – solo per il ricorrente – va accolto.
La provincia di Lecco è al 19° posto come spesa annua pro capite per il gioco, nel 2011 si è speso 1.398 euro a testa. Dal 2007, sono circa 190 le persone prese in carico dal servizio tossicodipendenze del’Asl con un aumento negli ultimi due anni: nel 2012 80 persone, di cui 41 le nuove prese in carico. Nei primi 4 mesi del 2013 sono state 54 di cui 23 nuove. Nel comune di Lecco (considerando anche le frazioni limitrofe) sono 72.220 i giocatori d’azzardo d’età compresa tra i 18 e i 74 anni, di cui 3.812 problematici e 2.207 patologici.
È a partire da questi dati, forniti dall’Asl locale, che il sindaco di Lecco ha deciso una stretta sugli orari delle sale scommesse che il Tar ha bocciato. Una sentenza che conferma ancora di più la necessità di una legge chiara a livello nazionale che tuteli il principio della tutela della salute dei giocatori, soprattutto le fasce più a rischio come anziani e bambini.
Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. In mancanza di una normativa chiara a livello nazionale comuni e regioni cercano di fare da sé attraverso regolamenti ad hoc ma di fronte alla pioggia puntuale dei ricorsi da parte di concessionarie del gioco ed esercenti la parola passa al Tar che, in genere, boccia questo tipo di ordinanze. Il principio è chiaro: in base a una legge che risale nientemeno al Codice Rocco di Mussolini del 1931 spegnere le slot machine in alcune fasce orarie è una questione di ordine pubblico, e quindi di competenza “esclusiva” dello Stato e non degli enti locali, i quali, dal canto loro, procedono in questo modo in base al principio di tutela della salute dei cittadini.
La vicenda di Lecco, però, è diversa da quelle di altri comuni perché, come ha ricostruito Agipronews, a metà gennaio la quarta sezione del Tar lombardo aveva considerato il regolamento comunale fondato perché interveniva a tutela della salute pubblica. Un colpo di scena inaspettato che avrebbe potuto creare un precedente importante a livello giurisprudenziale.
A ingarbugliare ancora di più il quadro arriva a fine gennaio l’ordinanza, questa volta in prima sezione che è quella che si occupa di questi temi, che contiene un errore palese: i giudici ribadiscono che i sindaci non possono imporre limiti orari come forma di contrasto al gioco problematico, ma poi respingono la richiesta di bloccare il regolamento. Adesso il Tar lombardo ha corretto il tiro e stabilito che per un errore materiale il testo dell’ordinanza va riscritto e il ricorso – solo per il ricorrente – va accolto.
La provincia di Lecco è al 19° posto come spesa annua pro capite per il gioco, nel 2011 si è speso 1.398 euro a testa. Dal 2007, sono circa 190 le persone prese in carico dal servizio tossicodipendenze del’Asl con un aumento negli ultimi due anni: nel 2012 80 persone, di cui 41 le nuove prese in carico. Nei primi 4 mesi del 2013 sono state 54 di cui 23 nuove. Nel comune di Lecco (considerando anche le frazioni limitrofe) sono 72.220 i giocatori d’azzardo d’età compresa tra i 18 e i 74 anni, di cui 3.812 problematici e 2.207 patologici.
È a partire da questi dati, forniti dall’Asl locale, che il sindaco di Lecco ha deciso una stretta sugli orari delle sale scommesse che il Tar ha bocciato. Una sentenza che conferma ancora di più la necessità di una legge chiara a livello nazionale che tuteli il principio della tutela della salute dei giocatori, soprattutto le fasce più a rischio come anziani e bambini.





