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Il dottor Simba Fidel, chirurgo al Kibuye Referral Hospital di Kibuye, in Ruanda
Un sorriso non è solo un sorriso. Per milioni di persone può essere il segno concreto di una cura che non arriva, di un ospedale troppo lontano, di un medico che non c’è. Nei Paesi a basso e medio reddito, secondo le stime richiamate da Operation Smile, 9 persone su 10 non hanno accesso alle cure chirurgiche essenziali. Ogni anno servirebbero circa 143 milioni di interventi chirurgici in più e oltre 2,2 milioni di nuovi professionisti qualificati tra chirurghi, anestesisti e ostetrici.
È dentro questa emergenza sanitaria globale che si inserisce “Operation 100”, la strategia internazionale di Operation Smile per affrontare una delle malformazioni congenite più diffuse, la labiopalatoschisi, attraverso una risposta che non si limiti al singolo intervento chirurgico. L’obiettivo è ambizioso: formare 100 team chirurgici locali in 100 ospedali dei Paesi a basso e medio reddito, fornendo competenze, strumenti, attrezzature e infrastrutture necessarie per rendere le cure accessibili anche nel tempo.
La labiopalatoschisi, infatti, non riguarda soltanto l’aspetto del volto. Può provocare difficoltà nella nutrizione, nel linguaggio e nella crescita e incidere profondamente sulla vita sociale delle persone che ne sono affette. Per questo un’operazione può cambiare una vita, ma non basta se, dopo quella operazione, in un territorio non rimangono professionisti capaci di assistere altri pazienti.
Non basta un’operazione
È questo il principio alla base di Operation 100: non portare soltanto un’équipe in un Paese, ma lasciare competenze e strutture in grado di continuare a curare. Il programma prevede formazione specialistica dei team locali, attività di mentoring, sostegno agli ospedali e collaborazione con le istituzioni sanitarie dei territori coinvolti. «Il nuovo sorriso di chi è stato operato è solo l’inizio della storia», spiega Marcella Bianco, direttore generale della Fondazione Operation Smile Italia ETS, «La vera speranza nasce quando quel gesto diventa possibile anche per i pazienti che verranno dopo di lui, perché nel suo Paese ci sono ormai medici formati, ospedali attrezzati, competenze che restano. È questo il cuore di Operation 100: trasformare un intervento in un sistema, un aiuto in un diritto».
Un modello che punta dunque alla sostenibilità. Un medico formato non cura soltanto i pazienti che incontra oggi, ma può assisterne migliaia nel corso della propria carriera e, a sua volta, formare altri professionisti. La cura diventa così una competenza che resta sul territorio.


Da Milano all’Ecuador
In questo progetto ha un ruolo anche l’Italia, attraverso il Centro di Cura e Formazione di Operation Smile all’Ospedale San Paolo di Milano. Alla fine di ottobre, nel mese dedicato al sorriso, arriveranno dall’Ecuador due professioniste volontarie: una chirurga e un’ortodontista, che seguiranno un programma di formazione sul protocollo multidisciplinare di cura della labiopalatoschisi. Saranno rispettivamente la 50ª e la 51ª professionista sanitaria formata dal Centro negli ultimi due anni, un dato che racconta la dimensione internazionale dell’hub milanese e il suo ruolo nella costruzione di una rete di competenze. La formazione non è un elemento accessorio. Per i pazienti con labiopalatoschisi servono infatti competenze diverse e coordinate: dalla chirurgia all’ortodonzia, fino alle altre professionalità necessarie per accompagnare il percorso di cura.
Dall’Etiopia al Guatemala
Operation 100 è già operativo in diversi Paesi. In Africa subsahariana il programma coinvolge, tra gli altri, Ghana, Madagascar ed Etiopia. In quest’ultimo Paese sono coinvolti tre centri: il St. Paul’s Hospital Millennium Medical College di Addis Abeba, l’Hawassa University Comprehensive Specialized Hospital e il Jimma University Medical Center. L’obiettivo è rafforzare le competenze dei professionisti locali e creare centri capaci di offrire cure specialistiche con continuità, in un Paese dove l’accesso alla chirurgia rimane una delle grandi questioni sanitarie. La strategia si sviluppa anche in America Latina, in Paesi come Brasile, Ecuador e Guatemala. In Guatemala sono attualmente in formazione i team di tre ospedali. Tra questi c’è il Regional Hospital of Petén, presidio importante per una zona nella quale raggiungere cure chirurgiche specialistiche può essere particolarmente difficile.
Il diritto di curarsi
Dietro i numeri ci sono persone e famiglie che rischiano di vivere per anni senza una risposta sanitaria adeguata. Ridurre la distanza dalle cure significa quindi intervenire anche sulle disuguaglianze: il luogo in cui si nasce non dovrebbe decidere se una persona potrà essere curata oppure no.
È questo il messaggio del Mese del Sorriso promosso a ottobre da Operation Smile, che accompagna la campagna Operation 100 con una raccolta fondi e una campagna di sensibilizzazione. A sostenerla ci sono anche uno spot televisivo, diffuso su Sky, Mediaset e La7, con la voce donata dall’attore e regista Antonio Albanese, e uno spot radiofonico con la voce della speaker Fabiana Sera. L’obiettivo resta quello indicato dalla strategia globale: 100 team, 100 ospedali, competenze destinate a rimanere. Perché restituire un sorriso può essere il primo passo. Ma la vera sfida è fare in modo che, dopo il primo paziente, ce ne siano altri che possano essere curati.




